In barca nella Laguna di Nora e pranzo da Fradis Lab

E’ una mattina assolata di luglio e navigo su un pontoon boat (un’ imbarcazione con un ponte ampio e piatto) che avanza lentamente nelle acque della Laguna di Nora. Con me il mio fidanzato, e due biologi marini che ci fanno da guida in questo ecosistema di cui si prendono cura da anni.

Ci troviamo su un promontorio proteso sul mare all’estremità sud-occidentale del Golfo di Cagliari, collegato alla terraferma da una sottile striscia di terra. E’ qui che si trova Nora. E’ qui che sorgono le rovine di un’antica città, un importante centro prima fenicio, poi punico, infine municipium romano. Uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna. Davanti alle antiche strade e alle terme romane, le onde spumose del mare punteggiato di canoe, pedalò a forma di fenicottero e barche ancorate al largo. Dietro le acque calme della laguna, un angolo di natura quieto e protetto. E’ qui che ci troviamo adesso.

Il pontoon boat permette di muoversi lentamente nelle acque della laguna senza disturbare troppo l’ambiente circostante. Navighiamo nella zona in cui l’acqua è più alta, mentre per esplorare intorno alle isolette bisogna usare le canoe. Scivoliamo lenti sulle praterie di Cymodocea nodosa, e i biologi marini che ci accompagnano ci raccontano come funziona questo particolare ecosistema: la pesca, le specie che lo abitano, le piante salmastre che crescono qui e gli equilibri delicati che permettono alla laguna di continuare a vivere.

Questa barca piatta ci offre un punto di vista privilegiato sulla fauna e sulla vegetazione lagunare, e via via il paesaggio che ci circonda si fa più comprensibile. E diventa subito chiaro che nemmeno la laguna di Nora è esente dalla presenza del granchio blu, la specie aliena di origine atlantica che sta causando una crisi ecologica in Italia. Questi granchi con vistose chele blu e i gusci verde oliva quasi non hanno predatori nel Mediterraneo. Sono onnivori che vagano indisturbati, nutrendosi di pesci, alghe, crostacei, bivalvi – anche delle vongole più piccole di semina. Una minaccia, per cui anche nella Laguna di Nora lavorano al suo monitoraggio e contenimento.

Un articolo del 23 aprile 2026 pubblicato sul sito della Michelin Guide (Granchio blu: da emergenza alimentare a nuova eccellenza gastronomica) presenta il lavoro di diversi chef che valorizzano il granchio blu in cucina, trasformando una specie aliena dannosa in una risorsa alimentare. Qualche ora dopo l’inizio della nostra escursione lagunare, anche noi ne abbiamo ritrovato uno nel piatto, in una calamarata piccante servita al bistrot Fradis Lab. Perché se non puoi sconfiggerli, almeno te li puoi mangiare.

Prima di rientrare ci offrono un aperitivo romantico a bordo con pane, burro e acciughe, un calice di bollicine Quartomoro di Sardegna e ostriche di Olbia. E scopro così che questi molluschi viscidi e sfuggenti capaci di suscitare opinioni forti e che solo un’altra volta nella vita ho assaggiato – e non apprezzato -, in realtà mi piacciono. Dipendeva dunque dall’ostrica? Questa era più buona della prima che ho assaggiato? Non lo so. Dovrò provare una terza volta. Nel mentre però vi suggerisco, se volete fare una proposta di matrimonio, di andare alla laguna di Nora e aspettare l’aperitivo con ostriche e bollicine sulla barca per inginocchiarvi e tirare fuori l’anello.

Un momento tanto atteso di questa giornata era ovviamente quello in cui avremmo esplorato la dispensa naturale di questa zona umida. Da Fradis Lab, il bistrot lagunare dello stellato Fradis Minoris (che invece affaccia sul mare), il menù è a la carte, ed è stato difficilissimo scegliere perché avremmo voluto provare tutto. Menzione speciale alla selezione di salumi di mare, conserve e formaggi. Ma nemmeno le acciughe sott’olio scherzavano. Chapeau alla calamarata piccante con il dannato granchio blu. Davvero ottimi il melone compressato e il sorbetto alla pesca.

A rendere il pranzo ancora più piacevole c’é il panorama sul verde e il blu della laguna. La stessa vista privilegiata accompagna chi lavora in cucina: un’enorme vetrata si apre infatti su una piccola terrazza affacciata direttamente sull’acqua. Chissà che sensazioni si provano a lavorare tutti i giorni con una vista del genere. Gli chef si distraggono e mandano a fuoco la cucina? Non ho chiesto.

che vista!

Prima del pranzo in realtà c’è stata la visita guidata all’EcoAcquarium, uno spazio dedicato alla conoscenza dell’ambiente costiero e della fauna marina, dove tra gli altri ho potuto vedere da vicino i cetrioli di mare, creature davvero bizzarre ma importantissime per la biodiversità marina, e una piccola murena, che ha una cattiva fama, ma solo per colpa della Sirenetta Disney.

Abbiamo visitato anche la Galleria Cetacei dove scheletri, reperti e pannelli aiutano a conoscere meglio gli animali che popolano il Mediterraneo. A rendere l’atmosfera ancora più suggestiva c’era il canto delle balene in sottofondo. Un suono profondo, quasi ipnotico. Camminare tra le sagome e le ossa di queste enormi creature, ascoltandone i richiami, dà una percezione molto concreta delle loro dimensioni e, allo stesso tempo, della vita che si nasconde sotto la superficie del mare.

La parte più emozionante però è stata il Centro di recupero Cetacei e Tartarughe marine, nato nel 1993 per accogliere, curare e riabilitare le tartarughe ferite o ritrovate in difficoltà.

Abbiamo potuto osservare le vasche in cui vengono ospitate le tartarughe che hanno subito traumi. Vederle da vicino fa un certo effetto. Ognuna occupava una vasca tutta per sé: i biologi ci hanno spiegato che le tartarughe sono animali solitari e che la convivenza forzata con altri esemplari potrebbe diventare una fonte di stress. Anche la sistemazione degli spazi quindi viene pensata per rispettare il più possibile le loro abitudini naturali e favorirne il recupero, in attesa del momento più importante: il ritorno in mare.

È una visita che inevitabilmente cambia il modo in cui si guarda il mare. Quello che dalla spiaggia appare come uno spazio sconfinato e quasi invulnerabile rivela, attraverso queste storie, tutta la sua fragilità.

Concludo consigliandovi un’intervista su youtube che The Best Chef ha fatto a Francesco Stara, chef di Fradis Minoris e 1 Knife nella Best Chef Guide 2025: Ancient Methods, Modern Plate: The Secret to Perfect Seafood | Francesco Stara. Nell’intervista lo chef dice che dopo tanti anni trascorsi all’estero è tornato perché qui ha trovato quello che cercava, un luogo in cui cucina, natura, ricerca e sostenibilità convivono, e persone che condividessero questa visione. Una cucina, la sua, che non segue un programma rigido, ma si adatta ai ritmi della laguna e del mare. E crea consapevolezza.

Questo è un posto nel quale non si va soltanto per mangiare, ma dal quale si può uscire avendo compreso qualcosa di nuovo sul territorio. È esattamente la sensazione con cui sono andata via dalla Laguna di Nora.

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