Barcellona: un folle ArchiTour, da Gaudì alle opere contemporanee

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La Sagrada Familia

Di Barcellona mi attirava una cosa, oltre la sua energia di città sempre in movimento, creativa e colorata. Mi attiravano le sue architetture folli, un po’ marziane. Immaginavo lunghe passeggiate tra gli edifici eccentrici e coloratissimi di Gaudì, quelli gotici e plumbei del centro storico, e le architetture contemporanee dai colori freddi, in contrasto totale con il calore che emana questa città.

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La Sagrada Familia

Le opere di Gaudì sono una tappa obbligata di un viaggio a Barcellona. L’immagine di questa città baciata dal sole è così fortemente legata al genio modernista che mi chiedo come sarebbe senza le sue creazioni visionarie. Peccato che non abbia studiato architettura e non possa capire a fondo la genialità dietro tutto ciò (ma il mio compagno di viaggio sì, e mi ha spiegato qualcosa).

La Sagrada Familia è un tempio stravagante, fantastico. Un luogo iconico di Barcellona. Al di là del genio dell’architetto, mi chiedo come abbia trovato tecnici che fossero realmente in grado di costruirla, con la sua idea di non volere linee rette – che non esistono in natura – ma di far innalzare le colonne di sostegno come fossero alberi. Sembra partorita da un sogno liquido, in armonia con la natura.

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Casa Battlò

Gli interni di Casa Batllò sono sbalorditivi. Dentro ci sono fantastici giochi di colori, con tante sfumature di blu, che diventa sempre più scuro mano a mano che si sale verso l’alto, e le linee interne dell’edificio sono tutte ondulate: ho avuto la sensazione di trovarmi in fondo al mare! Anche la decorazione sul tetto è bellissima, ispirata all’episodio di San Giorgio che uccise il drago con la sua spada per salvare la principessa: sembra proprio che un drago si sia adagiato sul tetto.

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La Pedrera

La Pedrera è un’altra creatura curvilinea. La facciata sembra fatta di onde di sabbia. E poi il tetto, con quei comignoli che sembrano cavalieri medievali. O Stormtrooper di Guerre Stellari, se preferite. Secondo me, se Gaudì fosse vissuto oggi avrebbe progettato un parco di divertimenti unico al mondo – come tutto ciò che ha fatto -, pieno di curve e simbolismi, richiami al mare e alla natura.

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La Pedrera
Park Guell

Park Guell è una visione colorata su una ex-collina rocciosa. Un grandissimo giardino con casette di marzapane, un tempio greco e la fotografatissima lucertola che ne sorveglia l’ingresso. Anche questo fortemente ispirato alle curve armoniose della natura e avverso alle linee rette della razionalità umana.

Siamo arrivati qui da Vallcarca, con una lunga camminata e una salita resa meno faticosa dalle scale mobili. Ma ne è valsa la pena entrare da lì per vedere Barcellona dall’alto (la vista è davvero stupenda), e poi godersi il parco in discesa.

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La Boqueria
Mercat de Santa Caterina

Poi ci sono i mercati. A parte La Boqueria – altro luogo simbolo di Barcellona, con il suo famoso ingresso in ferro battuto -, merita una visita il Mercat de Santa Caterina, con il suo coloratissimo tetto ondulato che copre le bancarelle di frutta e verdura. Risultato della riqualificazione del vecchio mercato rionale de La Ribera ad opera di Enric Miralles e Benedetta Tagliabue. Anche qui geometrie irregolari e onde che richiamano quelle del mare.

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La Torre Zero Zero e il Museo Blau
L’Edificio Forum/Museu Blau

E poi le opere degli architetti contemporanei, tra cui quelle che si trovano nella zona del Fòrum – che se ho capito bene è stata un’opera di riqualificazione urbana di una zona degradata della città. Una di queste opere è la Torre Diagonal Zero Zero, che con tutto quell’alluminio e ceramica bianca e vetro trasparente sembra un’altissima scultura di ghiaccio. L’altra è l’Edifici Fòrum con lo Spazio Blu che ospita il Museu de Ciènceies Naturals: quest’ultimo ha pareti di facciata blu scure che sembrano scogliere a picco sul mare islandese, e passeggiando sotto le sue coperture esterne sembra quasi di essere circondati dai riflessi dell’acqua, come durante lo snorkeling (in realtà là sotto mi sono immaginata di trovarmi tra i resti di una delle città degli “Antichi” nell’Antartide di Le Montagne della follia – ma io leggo troppo Lovecraft).

Barceloneta

Davanti al Museo c’è una fermata della Metro. Noi però abbiamo deciso di arrivarci con una lunghissima passeggiata dalla fermata metro di Barceloneta seguendo tutto il lungomare e mettendoci circa un’ora. Abbiamo potuto vedere così le spiagge con i chiringuitos (i chioschi in riva al mare), l’Hotel W Barcelona (il famoso hotel a forma di vela di Ricardo Bofill), il Peix (il pesce d’acciaio luccicante progettato da Frank Gehry per le Olimpiadi del ’92 – molto bello da vedere con la luce del tramonto), la zona dell’ex Cittadella Olimpica e finalmente il Parc Forum. Poi siamo tornati indietro facendo una piccola deviazione fino alla Torre Agbar di Jean Nouvel (un cetriolo gigante), e infine in centro prendendo la metro.

Il Peix e la Torre Agbar

Non ho visto altre strutture come il Disseny HUB che ospita un museo del design e arti creative, il MACBA – museo di arte contemporanea -, il Museo Marittimo e altre opere di Gaudì meno famose – diciamo -, che speriamo di recuperare una prossima volta. Ognuna di esse ha una particolarità che mi attira, è unica. Ma sono così tante che in 3 giorni secondo me è un po’ difficile vedere tutto senza correre. E a me piace godermi ogni cosa nei tempi che merita.

Un elemento in comune però ce l’hanno tutte queste stravaganti architetture di Barcellona: a parte il richiamo al mare o all’acqua e alla natura, che ho trovato spesso, sembra che qui gli architetti si siano divertiti a osare come non mai, quasi gli avessero dato carta bianca: “siate creativi: fate quello che volete, basta che sia il più folle possibile”. Del resto Einstein diceva che la logica ti porta da A a B, ma l’immaginazione ti porta ovunque.

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