
Elliott Erwitt entrava nei più grandi musei del mondo non solo per contemplare le opere, ma anche (o forse soprattutto) per osservare le persone che interagivano con l’arte. Si chiedeva cosa ci fosse di più curioso, se l’arte in sé o gli spettatori ignari di essere fotografati in un momento spontaneo. Ripresi di nascosto mentre interagiscono con un nudo, un bacio alla francese, una cornice vuota, il bottone di una camicia, un personaggio cui si sentono affini. Ma anche con lo spazio circostante, perché ogni museo ha una sua personalità.

Mi sono divertita a osservare le persone che percorrevano la rampa elicoidale che si snoda lungo lo spazio espositivo del Guggenheim Museum, salendo sempre più in alto fino alla sua cupola di vetro, fermandosi nelle nicchie laterali e nelle piccole gallerie di questa spirale rovesciata di cemento bianco, chi ad ammirare le opere, chi a contemplare l’architettura museale, chi a perdersi nella luce che arriva dall’alto.





[…] per il mio viaggio tra Finlandia ed Estonia mi è capitato di citare il fotografo Elliott Erwitt in un post sul Moma di NYC. Non avrei pensato, un mese e mezzo dopo quel post, di ritrovarmi a vedere una mostra dedicata […]
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