
Da quando ho aperto questo blog, quello con le mie migliori letture dell’anno è un appuntamento che non voglio mancare. Anche in un 2020 in cui ho letto meno rispetto al solito. Ripercorrendo le mie letture su Goodreads (quest’anno nessuna challenge) mi sono accorta con piacere che ho letto molte donne come Igiaba Scego, Espérance Hakuzwimana Ripanti, Christelle Dabos, Caroline Criado Perez, Donna Tartt, Giada Messetti, Sally Rooney, Toni Morrison, Jennifer Guerra. Ho anche cercato di leggere fuori dalla mia comfort zone, con una raccolta di poesie (di Sylvia Plath). Di seguito le mie migliori letture dell’anno e una breve opinione su ciascuna.
La mia casa è dove sono, della scrittrice italosomala Igiaba Scego. Una storia privata che parla di emigrazione, di radici e di appartenenza culturale delle seconde generazioni nate e cresciute in Italia, e che spalanca la porta su un problema che di solito viene lasciato chiuso in un ripostiglio buio e polveroso della memoria del nostro Paese: quello della storia coloniale italiana in Africa. Una lettura forte, ricca di passione e dolcezza allo stesso tempo, che ho cercato apposta dopo che, in seguito all’uccisione di George Floyd da parte della polizia statunitense, sono stati puntati i riflettori sul movimento di protesta Black Lives Matter contro il razzismo sistemico, e in un momento storico in cui il dibattito sull’accoglienza dei migranti è più che mai ribollente. Lì mi sono vergognata – e come me, penso anche molte altre persone – di non essermi chiesta prima cosa succedesse in Italia. Di non aver cercato e ascoltato prima queste voci.
Spillover, di David Quammen. Letto a marzo durante le prime settimane di lockdown, mentre su Netflix seguivo la docuserie Pandemia globale (stupenda). E’ un saggio scientifico sui salti di specie (in inglese spillover) da animale a uomo, scritto (nel 2012) come se fosse insieme una storia d’avventura e un poliziesco. Seguendo sul campo patologi e virologi in tutto il mondo, indizio dopo indizio, tra false piste e luci in fondo al tunnel, David Quammen và alla ricerca del colpevole (il serbatoio del patogeno), svelando via via il collegamento tra le zoonosi emergenti e la distruzione degli ecosistemi da parte dell’uomo. E’ uno di quei libri che quando hai finito di leggere vorresti subito ricominciare daccapo. Lo consiglio perché è secondo me è meglio cercare di conoscere ciò che ci spaventa.
Chi ha spostato il mio formaggio? è una lettura svolta sul valore del cambiamento, dell’elasticità mentale e dell’adattamento. Quattro topolini vivono in un labirinto alla costante ricerca di un formaggio che li nutra, metafora di ciò che vorremmo ottenere nella vita (un ottimo lavoro? tanti soldi?). Il labirinto è la nostra vita, mai lineare ma piena di ostacoli, porte chiuse, muri dove non ce l’aspettavamo, condizioni che cambiano. E noi come gestiamo i cambiamenti imprevedibili? Ci adattiamo o abbandoniamo la partita? Quando mi sento persa nella mia indolenza corro a leggere qualche citazione a caso del saggio di Spencer Johnson, e ogni volta è come ricevere uno schiaffo che mi risveglia e mi rimette in moto.
Questa è l’America, di Francesco Costa. Una lettura inevitabile per un’ascoltatrice come me del podcast Da Costa a Costa sulla politica e società americane. Gli USA hanno un’influenza così grande sulla nostra cultura che pensiamo di conoscerli bene, ma in realtà abbiamo la testa impastata di luoghi comuni, e questo libro ce ne fa prendere atto. Tra i miei capitoli preferiti, quello sull’abuso degli antidolorifici oppiacei e quello sulle armi. Una lettura da divorare curiosi.
Invisibili, di Caroline Criado Perez. Come ho scritto su Goodreads, Invisibili spiega il divario di genere con i dati che non ci sono. Una mancanza che rende noi donne – metà della popolazione mondiale – invisibili, i nostri problemi invisibili. Il mondo è costruito a misura di maschio. Si fa tanta ricerca sulla disfunzione erettile, ma la sindrome premestruale non è considerata un problema di salute pubblica (che le donne sopportino la loro dismenorrea e stiano zitte). A una diagnosi di endometriosi si arriva in circa 5 o 8 anni – cosa che già sapevo dal tirocinio in Ginecologia e Ostetricia – , durante i quali una donna deve sopportare di essere etichettata come ansiosa dal medico di famiglia, che spesso insinua che i dolori non siano dovuti a un’entità anatomo-patologica ma a un disturbo di somatizzazione (quante volte alle donne viene detto di somatizzare o inventare i sintomi, anche da altre donne?). I mezzi di trasporto, i servizi pubblici, i mezzi tecnologici sono costruiti prendendo come modello il maschio medio (e nemmeno tutti i maschi eh), ma mai la donna, che viene considerata un’eccezione alla regola, un’atipia. E’ un saggio che fa inorridire perché allora quei problemi non li percepisco solo io, non li vivo solo io, quei problemi ci sono ma vengono ignorati perché . . . Perché? Siamo invisibili. Ma l’assenza di dati sulle donne non è una questione irrimediabile, basta voler fare qualcosa a riguardo. E’ un saggio che consiglio di leggere a tutti, anche (anzi forse soprattutto) agli uomini, per vedere le cose da un altro punto di vista – quello di noi donne, appunto.
Il Corpo elettrico, di Jennifer Guerra. Una delle ultime letture dell’anno e tra le più entusiasmanti. Il titolo è preso in prestito da una poesia di Walt Whitman che parla dell’esistenza di una continuità tra la dimensione materiale e spirituale del corpo: il corpo non è trascurabile per la dimensione del nostro essere. Concetto interessante se notiamo che il corpo della donna spesso è considerato in funzione di qualcosa, la maternità, il piacere maschile, e mai per sé stesso. Ma il corpo va al di là delle sue funzioni e la gravidanza e il parto non possono essere le uniche cose che definiscono una donna. Il corpo elettrico parla – tra le altre cose – di desideri e condizionamenti esterni, transfemminismo, autodeterminazione e necessità di emanciparsi dal malegaze (lo sguardo maschile) per creare una narrazione della donna diversa che ci autorappresenti.
Termino questa top 7 con Dio di illusioni, di Donna Tartt. Un romanzo del genere dark academia, un po’ thriller, un po’ storia di formazione, con qualcosa di Delitto e Castigo. E’ stato il mio primo approccio a questa autrice tanto consigliata, vincitrice del Premio Pulitzer per la narrativa 2014 con Il Cardellino, romanzo che ho letto subito dopo. Nessuno spoiler sulla trama che è travolgente, con un incipit che mette subito il lettore a parte di un segreto gravoso (The Secret History è il titolo originale), e che via via si sbroglia lacerando quel velo di illusione che confonde il lettore e il protagonista fin dall’inizio. E’ un libro che fa venire voglia di studi classici, tragedie greche da leggere seduti in poltrona davanti a un camino acceso, passeggiate autunnali in boschi giallo e arancio. Ma al di là dell’estetica trascinante, è un romanzo che fa riflettere sul male (“l’infinità di trucchi grazie ai quali il male si presenta come bene”), la manipolazione (che subisce il protagonista della storia così come il lettore), il rimorso, l’autodistruzione. Una storia oscura e seducente.
Di seguito, Le (mie) migliori letture del 2018 e Le (mie) migliori letture del 2019.
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