Mid Year Book Tag (più o meno)

Con le letture di questi primi sei mesi del 2019 ho viaggiato un po’ tra il Giappone e l’Islanda, tra la misteriosa Antartide di Lovecraft e la sua vecchia, decadente e dannata Providence. Sono stata risucchiata da un rione di Napoli degli anni Cinquanta, ho fatto un giro particolarmente avventuroso in mongolfiera, sono capitata nella Cina degli anni Novanta e in una orrenda e ripugnante casa su una collina.

Per fare un bilancio delle letture fatte sino ad ora – circa 30 titoli, come mi ricorda Goodreads – ho deciso di usare come guida alcune domande del Mid Year Book Tag, che ho trovato ovunque tra youtuber e blogger. Mi limiterò ai titoli migliori. Cominciamo!

in Islanda

Alla domanda Il miglior libro letto finora nel 2019 non posso rispondere con un solo titolo 😛 Una delle letture migliori è stata Luce d’estate ed è subito notte, di Jón Kalman Stefánsson. E’ uno degli ultimi titoli che ho letto e mi ha teletrasportata su una grande isola vulcanica: l’Islanda.

Com’è la vita su una grande isola, abitata da poco più di trecentomila abitanti, in un paesino sul mare che conta circa quattrocento anime? Immaginiamo che non succeda mai nulla, e le vite proseguano monotone tra estati troppo brevi, paesaggi lunari sconfinati, bassa criminalità. E in effetti Stefánsson racconta di persone ordinarie. Ma – usando le parole come fossero note per comporre musica – ci mostra vite solo in apparenza noiose, che in realtà nascondono grandi spazi, profondità insondabili. “Perché a volte nei posti piccoli la vita diventa più grande”.

Chi è nato e cresciuto su un’isola come me, sa cosa significa. Sa cosa significa anche se a un certo punto della sua vita quell’isola l’ha lasciata e magari non è più tornato. Perché è un marchio che ti si imprime sulla pelle. A volte è una prigione (fisica e mentale) da cui desideri scappare. Altre volte è un luogo sicuro cui tornare, anche solo chiudendo gli occhi. Se sei nato su un’isola, in qualche modo le appartieni per sempre.

in Giappone

Come annunciavo sopra, sono tornata in Giappone. E l’ho fatto con diversi titoli, il più bello dei quali è senza dubbio The Passenger Giappone, che è un altro dei migliori libri letti in questi sei mesi. The Passenger è un progetto stupendo di Iperborea, – pensato per “per esploratori del mondo” come dice la casa editrice – che tratteggia il ritratto di un popolo attraverso reportage e testimonianze di giornalisti, scrittori, esperti. Il volume dedicato al Giappone ha fotoreportage meravigliosi come Uomini e Orsi di Cesare Alemanni che parla degli Ainu, antico popolo dell’Hokkaidō – isola a nord del Giappone – che nel Novecento ha subito una fortissima repressione da parte della popolazione Yamato dell’Honshū – l’isola principale dell’arcipelago – ma ha resistito con tenacia all’assimilazione mantenendo le sue tradizioni. Cesare Alemanni racconta di queste tradizioni, delle probabili origini di questo popolo (forse arrivò dal Kamčatka, l’estremo oriente russo), delle violenze che ha subito da un Paese che voleva modernizzarsi a tutti i costi, e di come la sua cultura adesso sia stata riscoperta e venga tutelata dal governo giapponese.

in mongolfiera

Lo scorso gennaio poi sono andata alla conquista dello spazio con una mongolfiera e Re Ludwing II di Baviera! Il Castello delle Stelle è un altro dei miei libri preferiti di questo 2019: è una bellissima storia a fumetti del francese Alex Alice ispirata ai viaggi avventurosi di Jules Verne, alle atmosfere sognanti di Hayao Miyazaki, e ambientata in un periodo storico di intense esplorazioni dall’Antartide all’Africa. “È il 1868, l’esploratrice Claire Dulac è dispersa, sparita nel corso di un viaggio in mongolfiera. Così il figlio, il giovane Séraphin, parte alla sua ricerca, oltre il blu del cielo, dove l’aria si fa sottile…” Inizia così Il Castello delle Stelle. Illustrazioni stupende, davvero stupende, tutte realizzate con l’acquarello. E una storia delicata e avventurosa. Vorrei leggere presto il secondo volume.

nell’incubo

Invece il libro più sorprendente letto finora è I luoghi di Lovecraft. Novissima Guida ad uso del Viaggiatore. Ispirata alle guide turistiche dei primi del Novecento – come sottolinea l’editore NPE – esplora i misteriosi luoghi di Lovecraft in lungo e in largo, con illustrazioni, consigli su posti da vedere (non perdetevi la vista del Tempio dell’Ordine di Dagon a Innsmouth, ma mi raccomando non fate foto!) e su dove dormire (se ci riuscirete), ricette tipiche (il sandwich di aragosta del New England è da provare), racconti di fatti misteriosi e molto altro, tra cui un resoconto di un viaggio di nozze in Antartide, sulle Montagne della Follia, da far perdere il senno 😛 Se avete letto Lovecraft e vi è piaciuto, questa guida fa per voi.

a Napoli

Alla domanda sul miglior sequel letto finora nel 2019 rispondo rovesciandola, perché non ho letto nessun sequel ma ho letto il primo volume di una saga: L’amica geniale di Elena Ferrante. Come da molte cose di cui si parla troppo, ho cercato di stare il più lontano possibile dalle storie di Elena Ferrante. Fino a che mi sono ritrovata il romanzo tra le mani, ho letto l’incipit con un po’di distacco e dopo poche righe è stato come tuffarmi in un fiume ed essere trascinata dalla corrente fortissima senza riuscire a tirarmene fuori, senza voler tirarmene fuori. Ero una cosa sola con Lenù, mi muovevo in quel rione di Napoli, mi sono sentita prigioniera di quel quartiere, di quel modo di essere, del mio sesso, poi estranea a tutto, a tutti, anche a me stessa, ho desiderato fuggire lontano. Ero come ipnotizzata. Non so cosa sia questa forza narrativa.

a Londra

Per quanto riguarda il nuovo autore preferito, anche qui non posso rispondere con un solo nome. Elena Ferrante mi ha colpita di sicuro: vorrei continuare la storia di Lenù ma vorrei leggere anche L’invenzione occasionale e L’amore molesto. Quest’anno poi ho letto per la prima volta Zadie Smith, cominciando da Denti Bianchi, suo esordio nel 2000. Denti bianchi in superficie è una storia di integrazione, scontro di culture e religioni, ma in profondità è un viaggio alla ricerca della propria identità e del proprio posto nel mondo. “Sono troppo indiano per restare a Londra e troppo inglese per tornare in India” dice uno dei personaggi, Samad, bengalese trapiantato a Londra. Una storia che è uno spunto per riflettere sulle migrazioni umane, il nomadismo dall’alba dei tempi, sull’umanità, su se stessi. Anche Zadie Smith è entrata a far parte dei miei autori preferiti e vorrei leggere altro di suo.

Tra i libri che vorrei leggere entro la fine dell’anno ce ne sono così tanti che ho difficoltà a scegliere da quali iniziare! Alcuni titoli ve li ho già scritti più su. Ma vorrei leggere anche tutto quello che ha scritto Chimamanda Ngozi Adichi (qualcosa la sto leggendo proprio ora), scrittrice nigeriana che parla di diritti delle donne, di integrazione culturale e inclusione, di paura del cambiamento. Parla della Nigeria. Nella mia TBR c’è anche un saggio del 2011, La carità che uccide in cui l’economista zambiana Dambisa Moyo mette in luce i punti deboli delle tradizionali politiche di aiuto internazionali ai paesi africani e dice perché secondo lei non funzionano e anzi sono dannose. E poi, allontanandomi dal continente africano, vorrei tornare in Nord Europa con tanti bei titoli di Iperborea ambientati in Finlandia (vorrei leggere due autori finlandesi in particolare: Arto Paasilinna e Tove Jansson) e in Islanda.

E voi dove avete viaggiato con i libri ultimamente? Io adesso sono in Nigeria con Americanah, e ogni tanto mi fermo a cercare sul web i curiosi proverbi igbo.

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