Le (mie) migliori letture del 2018

Cosa ho letto di bello nel 2018? Apro l’app di Goodreads per aiutare la memoria, ma poi mi ricordo che ho cominciato a usarlo solo lo scorso settembre (nonostante fossi iscritta da anni!). Meglio di niente, dai. Il mio 2018 da lettrice in breve è stato questo: molto Giappone, soprattutto nella seconda parte dell’anno, e molte graphic novel, ma non sempre ho letto novità. Qui voglio ricordare solo le letture migliori.

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La mia cosa preferita sono i mostri, di Emil Ferris: una delle letture più belle e particolari dello scorso anno. Pubblicato in italiano da Bao Publishing nel 2018. Ambientato nella Chicago degli anni ’60, protagonista Karen, una bambina di 10 anni esclusa dai compagni di scuola che si rifugia in un mondo horror popolato da mostri, reietti come lei, e immagina se stessa come un lupo mannaro. Questa graphic novel è il diario di Karen, un diario disegnato con matita e biro in cui possiamo seguire le indagini sulla misteriosa morte della vicina di casa della bambina, sopravvissuta all’Olocausto. Suicidio? Omicidio? E chi sono i veri mostri? Quelli dei film pulp? Dell’immaginario? O quelli della vita reale? L’horror è una maschera per parlare dei veri orrori. Ma è ricca di fascino anche la storia che c’è dietro la realizzazione dell’opera e la sua distribuzione. Paralizzata in parte dal virus del West Nile, Emil Ferris non molla e non potendo usare la mano destra impara a disegnare con l’altra. Dopo 6 anni vede la luce questa bellissima graphic novel, un viaggio oscuro e turbolento, forse un po’ autobiografico. La compagnia di trasporti che deve distribuire la prima stampa fallisce, e la graphic novel rimane a lungo ferma su una nave nel Canale di Panama. Mesi dopo arriva finalmente  al pubblico la seconda ristampa.

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in Giappone con Will Ferguson

Autostop con Buddha è stata una delle ultime letture dell’anno. Un bellissimo diario di viaggio di Will Ferguson attraverso il Giappone. Ma quello che all’inizio sembra solo un vagabondaggio, una semplice esplorazione di luoghi dal punto più a sud al punto più a nord del Giappone, seguendo il fronte dei ciliegi (in autostop, ovviamente), diventa molto velocemente qualcosa di meglio: un viaggio alla scoperta della vera anima del Sol Levante. Anche se forse questo è impossibile, come ripetono tutti i giapponesi incontrati lungo la strada: non potrai mai capire davvero il Giappone, afferrarne la sua essenza più profonda. Ferguson non racconta solo i luoghi che attraversa ma anche le persone, la mentalità giapponese, la cultura di questo popolo che è così lontana dalla nostra e così complicata da capire. Scrive in maniera spiritosa (il castello di Himeji paragonato a un cake topper nuziale mi ha fatto sorridere perché è una descrizione davvero azzeccata!) ma è anche capace di momenti profondi che fanno riflettere.

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Durante l’anno ho letto qualche titolo di Haruki Murakami, come mi ero ripromessa di fare nel 2017. Una novità dello scorso novembre, L’assassinio del Commendatore, e qualcosa di pubblicato già da un po’: Dance, Dance, Dance e Underground. L’ultima pubblicazione mi è piaciuta ma non mi ha fatto impazzire e non mi dilungherò, mentre gli altri due titoli sono stati tra le letture più belle dell’anno. Non so spiegare quanto Dance Dance Dance sia stata una lettura “arrivata al momento giusto”, e quanto mi piace la capacità di Haruki Murakami di camminare come un equilibrista sul sottile confine tra realtà e sogno (o incubo, dipende). Mentre Underground non è un romanzo ma una raccolta di testimonianze dei sopravvissuti all’attentato alla linea metropolitana di Tokyo del 20 marzo 1995. Nell’attentato col sarin morirono 13 persone e ne rimasero ferite migliaia. I 7 attentatori responsabili, appartenenti a una setta religiosa, sono stati giustiziati a luglio 2018. Letta la notizia ho iniziato subito Underground. In mezzo ci sono anche le dichiarazioni degli attentatori, e le loro parole sono così fredde, così distaccate (non so come spiegare), asettiche da mettere i brividi.

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in Giappone con Igort

Torno un po’ indietro nell’anno con Quaderni giapponesi di Igort, volume 2. Regalato a Natale ma letto a metà gennaio, al ritorno dal viaggio in Giappone. In un paio di pagine sono tornata in mezzo alla neve a Shirakawa-go, ho sentito il freddo intenso e la felicità di quei momenti in montagna, tra battaglie a palle di neve come bambini e nikuman bollenti per scaldarci le mani. Sono riaffiorati tanti ricordi piacevoli. Un bellissimo diario illustrato che anche in questo caso non descrive solo luoghi, ma si addentra nella mentalità e nella cultura giapponese.

cronachedigerusalemme

Come ho scritto all’inizio, nel 2018 le letture più belle sono state graphic novel, e infatti all’elenco devo aggiungere Cronache di Gerusalemme di Guy Delisle, di cui avevo già letto Pyongyang (il mio preferito tra le sue opere di graphic journalism) e Cronache Birmane. Qui Guy Delisle trascorre un anno a Gerusalemme seguendo la moglie che lavora per MSF (com’era successo anche in Cronache Birmane), e il quadro che disegna e racconta è un caleidoscopio di voci e punti di vista. Arabi, ebrei, cristiani, capitali vere e capitali ufficiose, luoghi sacri e posti di blocco, muri che dividono e parchi dove portare i bimbi a giocare. E’ difficilissimo capire Gerusalemme, afferrarla, orientarsi nel suo dedalo di religioni, regole che cambiano in base al punto della città in cui ti trovi e in base a quale credo appartieni. Quello di Delisle è un diario quotidiano crudo, ma anche ironico. Spaventoso. Dimostra che la verità è più complicata di quel che crediamo, e che il fumetto può essere uno strumento culturale.

Nella lista delle migliori letture del 2018 c’è un romanzo che dovevo recuperare da tempo: Pastorale Americana di Philipp Roth. Bello, assolutamente da leggere, ma da mal di pancia. Non so spiegare quanto mi abbia fatto stare male leggerlo. La guerra in Vietnam, le proteste, gli atti di terrorismo. Una apparentemente perfetta famiglia che cade a pezzi. Un mondo in frantumi.

E nel 2018 ho recuperato anche un classico mai letto prima, Il Dottor Zivago di Pasternak, e strano ma vero mi è piaciuto moltissimo! Strano perché la trama non mi attirava per nulla (motivo per cui non ho mai voluto leggere il romanzo), e perché piacendomi molto Dostoevskij non credevo mi sarebbe potuto piacere Pasternak . Invece mi sbagliavo.

Un caso editoriale, vuoi per la storia che narra, vuoi per le vicissitudini della sua pubblicazione. Travagliate entrambe (cercate qualcosa su Google, è davvero interessante). Credo che la vera protagonista di questa storia sia la Russia, e la vita straziata di Zivago e della moltitudine di personaggi che animano queste pagine servano a raccontare meglio, con immagini realistiche, quei 30 anni di storia russa, dalle prime avvisaglie di rivoluzione nel 1905, alla nascita dell’Unione Sovietica. 30 anni di vite stravolte raccontati dal punto di vista di quel dottor Zivago che credo sia l’alter ego di Pasternak, che vede nella rivoluzione la degenerazione dell’illuminismo russo, qualcosa che era stato concepito in modo nobile ma che era diventato invece qualcosa di rozzo. Un romanzo con due colori predominanti. Il rosso del sangue (la rivoluzione, i massacri, i partigiani, gli orrori), e il bianco della neve, quasi onnipresente. Il bianco è luce, e fa capire quanto è grande l’amore di Zivago/Pasternàk per la sua terra. Il rosso è tenebra, è il suo grande dolore nel vedere la Russia così straziata. Le descrizioni dei paesaggi erano tanto dolci quanto crudeli erano quelle della guerra. O almeno così l’ho interpretato io.

Non posso non citare 21 lezioni per il XXI secolo, un saggio che fa riflettere sul presente e sul futuro. False informazioni, nazionalismo, disuguaglianza, cambiamenti climatici, terrorismo, crisi. Lo ammetto, mi ha messo un po’ d’ansia.

E poi Tales from the Loop. Ve ne ho già parlato in un post sulla mia wishlist di Oscar Ink, in cui vi dicevo che l’ho trovato stupendo. Una bellissima storia distopica in una Svezia anni ’80 dove padrone della scena è il più grande acceletarore di particelle del mondo. Bellissima da leggere, e da guardare anche, perché le illustrazioni di Simon Stålenagh sono fantastiche.

Queste sono state le mie migliori letture del 2018. Quello che spero nel 2019 è di fare altrettante belle letture, ma anche di riuscire a leggere più romanzi belli almeno quanto le graphic novel. Ho già iniziato ad aggredire una wishlist stilata lo scorso dicembre, che spero non mi deluderà.

4 commenti

  1. […] Ascoltare audiolibri e podcast (ho fatto una lista dei 9 podcast che finora mi sono piaciuti di più e che consiglio di ascoltare), e leggere storie. Ho l’imbarazzo della scelta tra una TBR list lunga un chilometro e i libri presi in prestito in biblioteca a febbraio che non so come restituirò questo mese visto che la biblioteca è chiusa. Qualche consiglio di lettura qui, e qui. […]

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