
Da poco ho letto un reportage su Internazionale, Firenze senza gli Uffizi, in cui Claudio Giunta guida i lettori in una lunga passeggiata in questa bellissima città, tra luoghi che forse molti non prenderebbero in considerazione perché fuori dai percorsi turistici più conosciuti. Una passeggiata che fa scoprire con piacere e meraviglia una Firenze insolita.
Una passeggiata che mi ha fatto riflettere su quanto diamo molte cose per scontate. Come Firenze. Quante volte ho sentito dire (su Firenze e su altre città): “Ci sono stato un sacco di volte, ho già visto tutto, sempre la solita roba, troppi turisti al Duomo”.
Abituati a fare vacanze lampo di un finesettimana, scattarci i selfie davanti ai monumenti simbolo di una città e scappare via depennando un’altra riga della nostra bucket list, stiamo perdendo un po’ il senso dell’avventura, la voglia di esplorare un luogo, di scoprirne l’anima. Che secondo me si lega all’incapacità di stupirci, meravigliarci e appassionarci, che non è cosa banale perché ci aiuta a raggiungere uno stato mentale sereno. Quel senso di felicità che è l’ossessione di tanti (se non di tutti).

Spesso non riusciamo a vedere davvero le meraviglie che ci circondano. Ma c’è sempre qualcosa da scoprire, spesso anche molto più di qualcosa. E questa ovviamente è una critica che faccio anche a me stessa.
E a Firenze c’è un posto che mi piace e che vorrei inserire in una passeggiata insolita in questa città, perché quando ho detto agli amici fiorentini “questa mattina sono stata qui” non lo conoscevano. O forse non lo ricordavano. Sto parlando di Palazzo Davanzati (ne ho accennato nel primo post di Barbabolario).

Palazzo Davanzati è una delle poche (rispetto al numero iniziale) case-torri trecentesche rimaste dopo gli sconvolgimenti urbanistici rinascimentali che hanno cambiato il volto della città. Ed è visitabile. Ci si può entrare. Si possono salire le scale e arrivare ai piani superiori, su su fino alla cucina.
Questa casa-torre di Via Porta Rossa è l’antica dimora trecentesca dei Davizzi, ricca famiglia di mercanti e banchieri, e un tempo sulla stessa strada si affacciavano le finestre di altre case-torri, poi demolite. Successivamente il Palazzo venne acquistato dalla famiglia Davanzati, e ne prese il nome. Nel 1904 fu acquistato da Elia Volpi, un antiquario, e divenne il Museo della Casa Fiorentina Antica. Infine fu acquistato dallo Stato italiano e aperto come Museo pubblico.
E come dicevo, ci si può entrare.

Sarà che sono appassionata di Basso Medioevo, e che per un certo periodo di tempo ho fatto rievocazione storica del XIV secolo, ma per me è stato fantastico vedere com’era fatta una casa-torre, entrare nel cortile interno, salire le scale e percorrere tutti i saloni, gli studioli e le stanze da letto, fino ai gabinetti e alla cucina, e immaginare come doveva essere vivere lì centinaia di anni fa.
Dentro ci sono ancora le pitture murali (in parte sono state restaurate perché col tempo hanno subito danni) e alcuni oggetti del Trecento, mentre il resto dell’arredamento è ottocentesco. Al terzo piano la cucina. Che pare fosse all’ultimo piano perché se avesse preso fuoco, le fiamme andando verso l’alto non avrebbero invaso altri piani dell’edificio.

È un luogo che io trovo bellissimo e che in me suscita un senso di meraviglia. Meno conosciuto rispetto ad altri ben più famosi, e con pochi visitatori rispetto a quanti ne meriterebbe. E con un piccolo bookshop al piano terra – dove ho trovato libri fotografici e sulla storia del Palazzo, ma anche bellissime raccolte di ricette del Trecento – che appaga il desiderio di saperne di più.
Stay curious, perché la vita dei curiosi non è affatto noiosa e scontata.