
Alzi la mano chi non ha visto L’ultimo Samurai, il film con Tom Cruise. E alzi la mano chi non ha mai desiderato visitare il tempio giapponese in cui sono state girate alcune scene del film: l’Engyoji, un complesso di templi che ha più di mille anni di storia sulle spalle. Ogni tanto ci penso e non posso credere di esserci riuscita!
Qui abbiamo messo insieme due momenti fantastici del nostro viaggio: la visita a un complesso di templi millenario che sognavamo da anni, e una passeggiata immersi nella natura. Sì, perché il Tempio dell’Ultimo Samurai bisogna guadagnarselo con una gita niente male sul Monte Shosha. Di seguito vi spiego come arrivarci.

Come arrivare al Tempio Engyo-ji
Da Kyoto, abbiamo pianificato una visita in giornata al castello di Himeji, il bellissimo castello dell’Airone Bianco. E in fase di programmazione ci siamo resi conto che lì a Himeji si può prendere la cabinovia per il tempio Engyoji, su in montagna. Non potevamo farci sfuggire l’occasione.
Arrivati a Himeji – tra Kobe e Okayama – con il treno veloce, e visitato il castello, abbiamo preso un bus proprio lì davanti (linea 8; è costato circa 260 yen all’andata e altrettanti al ritorno) e dopo circa 30 minuti di strada siamo arrivati sotto il Monte Shosha (che è il capolinea della linea 8). Lì abbiamo preso una cabinovia che in pochi minuti ci ha portati fin su (900 yen il round trip ticket; oppure 500 yen solo andata, se dopo volete scendere tramite i percorsi di montagna), laddove è iniziata la nostra bellissima camminata fino al tempio.

Trekking sul Monte Shosha, per arrivare al tempio Engyo-ji
Appena messi i piedi fuori dalla cabinovia ci siamo tuffati nel silenzio della montagna, e mappa alla mano (disponibile gratuitamente in loco) abbiamo iniziato il nostro cammino verso l’Engyoji.
Ci sono vari percorsi che portano ai due edifici principali, il Maniden e il Daikodo, passando per altri templi più piccoli distribuiti intorno alle vetta del Monte Shosha. Basta scegliere una delle strade indicate sulla mappa e iniziare l’escursione. Una passeggiata meravigliosa, immersa nel verde della foresta, e con gran bei panorami sulla valle sottostante. E senza la folla di turisti che si trova in luoghi più facilmente raggiungibili.

In questo posto c’è una pace incredibile. I religiosi sono concentrati nei loro riti silenziosi. Congiungono le mani, inchinano il capo. Camminano lenti appoggiati ai bastoni, spesso col viso coperto dalle loro immancabili mascherine. Ogni tanto si sente nell’aria un “gong!” potente.
Abbiamo avvertito subito la grande differenza tra un santuario shintoista, come il Fushimi Inari, e un tempio buddista – e non solo in termini architettonici. I templi buddisti sono luoghi di profondo silenzio e meditazione. Anche un jinja è un luogo di pace, ma durante i matsuri un santuario shintoista si trasforma in qualcosa di diverso e festaiolo. Un altro mondo.

Il Maniden, l’edificio principale
Arrivare sotto la grande scalinata che porta al Maniden, una maestosa sala in legno dedicata alla dea della Misericordia, mi ha letteralmente tolto il fiato per la bellezza. Abbiamo ammirato per un po’ questo edificio maestoso dal basso, fermandoci ad assaggiare un mochi caldo preparato in un banchetto lì sotto. Riempiti gli occhi di bellezza e lo stomaco di bontà, abbiamo affrontato la grande scalinata che ci separava dall’ingresso del Maniden.





Ovviamente per entrare al Maniden, come in qualunque altro tempio, bisogna togliersi le scarpe. E sarà che sono italiana, ma mi stupisco sempre quando lascio le scarpe all’ingresso, incustodite, e all’uscita le ritrovo esattamente dove le ho sistemate. Qui c’è un rispetto cui noi non siamo abituati. Triste pensarci.

Dentro c’è una luce bellissima, profumo d’incenso, monaci e religiosi in preghiera. Silenzio. Rispetto.
Abbiamo ammirato il panorama per un po’ (l’edificio è adagiato su un ripido pendio), poi abbiamo indossato le scarpe in silenzio, e continuato la nostra passeggiata nella foresta.

Il Daikodo, il cuore del tempio engyo-ji
E poi siamo arrivati al Daikodo, il training center dei monaci. E lì ho riconosciuto il punto in cui è stata girata una scena del film L’Ultimo Samurai. Ora nello stesso punto ci sono i tavoli da studio dei monaci in formazione. L’edificio del Daikodo è immenso. L’interno è molto semplice, stupendo, carico di energia positiva.
E la vista sulla foresta dal piano superiore dell’edificio è la pace assoluta.



Qualche consiglio per affrontare la gita
Un’escursione indimenticabile! Il percorso non è stato faticoso e lo rifarei mille volte. Riconosco però che alcuni tratti in pendenza possono essere difficoltosi per chi non fa un minimo di attività fisica. E c’è anche una scalinata impegnativa (quella che porta al Maniden). Ma vale assolutamente la fatica! Consiglio di indossare scarpe comode (a giudicare dalle scarpe che avevano certe persone intorno a me, forse non è un consiglio superfluo da dare) e magari prendere in prestito uno dei bastoni da montagna che il tempio mette gratuitamente a disposizione vicino alla fermata della cabinovia.
[…] Da lì una funivia ci porta su, dove facciamo una meravigliosa passeggiata tra gli edifici del tempio Engyoji (avete visto il film L’ultimo Samurai, con Tom Cruise?). Di ritorno, serata a Osaka, […]
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[…] P.S. se programmate una visita a Himeji (quando sarà possibile tornare a organizzare viaggi), nella stessa giornata vi consiglio di fare una gita sul Monte Shosha per visitare il Tempio Engyo-ji (quello dove hanno girato alcune scene del film L’ultimo samurai): ne ho parlato qui. […]
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