Le (mie) migliori letture del 2025

Non so voi, ma io ho una grande difficoltà a tenere il passo con le nuove uscite, le pubblicazioni dell’anno in corso, il nuovo libro appena uscito di cui tutti stanno parlando, la lista di romanzi che stanno per uscire e che devi assolutamente mettere nella tua wishlist e preordinare sennò, e le challenge su Goodreads e simili mi fanno venire l’ansia. Quindi è difficile che nella mia lista delle letture preferite dell’anno ci sia qualche romanzo pubblicato quello stesso anno. Qui piuttosto potete trovare qualcosa che gli altri non stanno leggendo. E il mio recap delle letture migliori del 2025 inizia con i classici che ho letto (o riletto) a inizio dell’anno. Alcune di queste recensioni le ho pubblicate anche su Goodreads, che uso per tenere traccia di ciò che leggo.

Persuasione di Jane Austen parla dell’importanza di avere una mente e uno spirito indipendenti. Anne Elliot è molto diversa dall’amatissima Elizabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio – così focosa e schietta laddove invece Anne è riservata e silenziosa -, eppure è così simile a lei nella forza di spirito (e nell’orgoglio). Anne viene prima persuasa a non sposare il Capitano Wentworth, e successivamente a sposare il cugino William Elliot, erede del padre. Ma il suo amore e la sua devozione per Frederick non mutano nel tempo. E anche il Capitano è ancora innamorato di lei, emblema di ciò che egli dichiara di cercare in una donna: “una mente forte ma con modi dolci”.
Probabilmente Persuasione è l’opera più romantica (nelle sue pagine navighiamo in balia dei flutti, tra una grande speranza e una profonda agonia) e insieme la più matura di Jane Austen, dove raggiunge una maggiore consapevolezza di sé stessa come donna (e in particolare come donna non sposata) e come narratrice. Quando scrive: “Era stata costretta ad essere prudente da giovinetta, ma crescendo aveva imparato ad essere romantica: naturale conseguenza di un inizio innaturale” sembra parli di sé stessa come persona e come scrittrice.
Orgoglio e Pregiudizio mi fa pensare di più alla Primavera, con una protagonista e una narrazione frizzante e più ricca di umorismo, laddove invece Persuasione mi trasporta in un clima autunnale, più maturo, quasi una situazione di calma dopo la tempesta. Chissà se Jane Austen avesse continuato a editarlo cosa ne sarebbe uscito fuori.

Villette di Charlotte Bronte è un romanzo di ispirazione autobiografica (la cittadina in cui si trasferisce la protagonista corrisponde a Bruxelles, dove Charlotte Bronte si trasferì con la sorella Emily per studiare francese; l’amore di Lucy Snow per un’insegnante dell’istituto in cui lavora ricalca quello non corrisposto dell’autrice per un suo professore sposato; l’aspirazione di Lucy è la stessa delle sorelle Bronte, che desideravano aprire una loro scuola) che denuncia la condizione femminile nell’Ottocento e ci dona una protagonista che sfida le convenzioni sociali e lotta per la propria indipendenza. E’ scritto in prima persona, e la voce narrante è Lucy Snow, che riesce a trasmettere tutta l’angoscia del suo Io teso alla propria autodeterminazione e alla ricerca della libertà. Lucy appare fredda come il ghiaccio (la scelta del cognome Snow non è un caso, come scopriamo dalle lettere di Charlotte Bronte, riprese nella biografia dedicatele da Elizabeth Gaskell – l’autrice era indecisa tra Snow e Frost) perché sa che lasciarsi andare alle emozioni la renderebbe vulnerabile. Esercita un grande autocontrollo su di sé facendo sì che la ragione prevalga sempre sulla passione e il desiderio, in un conflitto interiore che la dilania. Se non è angosciante questo! Atmosfera cupa e gotica, come mi aspetto da un romanzo dell’Ottocento.

La vita di Charlotte Bronte, di Elizabeth Gaskell. La vita di una grande scrittrice vittoriana ricostruita – non romanzata – da un’altra grande scrittrice vittoriana (con la quale strinse amicizia dopo la pubblicazione e la fama di “Jane Eyre”) attraverso il suo lascito epistolare. Charlotte Brontë scrisse moltissime lettere nel corso della sua vita, alle amiche – tra le quali la stessa Gaskell -, agli editori, ai lettori, ai recensori. Nulla di romanzato e nessun pettegolezzo gratuito (mi riferisco all’amore di Charlotte Bronte per il professore sposato che conobbe durante la sua permanenza a Bruxelles). Una vita dura, segnata fin dalla prima infanzia da malattie, morti, dolore, e da un grande amore per inventare mondi e raccontare storie. Nelle lettere parla tanto di “Jane Eyre” e delle altre opere sue e delle sorelle, e tra le tante cose da anche più volte un giudizio su Jane Austen (“Miss Austen delinea la superficie della vita (…), non turba il lettore con nulla di veemente, non lo disturba con nulla di profondo. (…) ciò che palpita con impeto, ciò che rimescola il sangue, ciò che è l’invisibile fondamento della vita e il consapevole traguardo della morte, questo Miss Austen lo ignora”).

Middlemarch di George Eliot. Un’indagine sociologica della vita di provincia inglese della prima metà dell’Ottocento, ambientato circa quattro decenni prima della data di pubblicazione (1871), in un periodo di grandi cambiamenti, tra l’avvento delle ferrovie, le nuove scoperte scientifiche, l’emancipazione cattolica, ma in cui la donna era ancora vista come “l’angelo del focolare”. Scritto da una donna che pubblicava con uno pseudonimo maschile e che ha vissuto una vita tutt’altro che convenzionale, visto quante regole vittoriane ha infranto fino ai 60 anni.
***Spoiler***
E’ anche un romanzo di grande profondità psicologica, che gira tutto intorno all’incomprensione reciproca, al giungere alle conclusioni sbagliate sulle persone che si pensa di conoscere, che si tratti del marito o del vicino di casa. “Povero Lydgate, o dovrei dire povera Rosamond! Ciascuno viveva in un mondo di cui l’altro non sapeva nulla!”. George Eliot (al secolo Mary Ann Evans) sposta il punto di vista dall’uno all’altro personaggio per farci esplorare i sentimenti di ciascuno e farci capire da dove nasce il malinteso che conduce all’infelicità. Quanto è difficile comprendere il prossimo se a volte non capiamo neanche i nostri sentimenti (vedi Dorothea al ritorno dal viaggio di nozze a Roma, che non capisce perché è infelice)?

The Wonderful Wizard of Oz. Visto che ho finito il 2024 leggendo Wicked, ho pensato di iniziare il 2025 rileggendo Il Mago di Oz. Stavolta però in inglese. Non so cosa ci sia in questa storia per bambini che mi spinge a comprarla in tante versioni diverse – una molto bella l’ho presa a Porto, nella storica Livraria Lello; quella con la scalinata che si dice abbia ispirato la Rowling quando ha scritto le scene di Hogwarts in Harry Potter -. Sarà che la piccola Dorothy, il Virgilio con le scarpine magiche del fantastico Regno di Oz, ti porta a scoprire che ciò che cercavi per dare una svolta alla tua vita in realtà è già dentro di te.

La donna in bianco di Wilkie Collins, pubblicato nel 1860, è considerato tra i primi romanzi polizieschi della letteratura inglese. Una storia di segreti, inganni diabolici, identità scambiate raccontata attraverso lettere, documenti e testimonianze di diversi personaggi. Ma è anche una denuncia dell’ingiustizia di un sistema sociale che priva le donne di voce e autonomia.

Le Vergini suicide è l’esordio letterario di Jeffrey Eugenides. Prima o poi dovevo leggere il romanzo cui è ispirato il film di Sofia Coppola che tanto mi piace. Qui però non si tratta solo della storia che racconta, ma di come la racconta. Quello sguardo maschile, nostalgico, mitizzante sulle sorelle Lisbon e gli eventi che hanno travolto la cittadina del Michigan vent’anni prima. Come se le protagoniste di questa storia non esistessero davvero in carne e ossa, ma solo attraverso una lente opaca, lo sguardo di chi le osserva, le giudica, le distorce. Nessuna spiegazione, nessuna verità raggiunta. I vuoti sono colmati dall’immaginazione, e tutto diventa una leggenda.

Il Meraviglioso ufficio postale di Toten è una storia fantastica al confine tra due mondi, quello dei vivi e quello dei morti. L’atmosfera è un po’ Miyazaki e un po’ Wes Anderson. Magica, malinconica, con colori pastello ed estetica fiabesca ma un sottotono dark. Un po’ cozy e un po’ disturbante. Non il romanzo della vita ma una pausa leggera per decomprimere dopo una lettura pesante.

I prossimi tre titoli per me sono memorabili, tre letture molto diverse l’una dall’altra ma tutte di alta qualità. Due autrici e un autore eccezionali.

Leggere Lolita a Teheran è un pugno allo stomaco. Un memoir di Azar Nafisi su un book club segreto dove con le sue studentesse a Teheran discuteva di romanzi occidentali proibiti dalla Repubblica Islamica. E’ un libro che racconta l’oppressione e la resistenza sotto il regime islamico dell’Iran post-rivoluzionario. E lo fa attraverso la letteratura, cominciando da Lolita di Nabokov. Azar Nafisi vede un legame tra l’abuso di Lolita da parte di Humbert Humbert e la condizione delle donne iraniane vittime di un regime totalitario: è “la confisca della vita di un individuo da parte di un altro”. Molto bella poi – più da book nerd probabilmente – la parte sulla difesa a Il Grande Gatsby nel processo al romanzo in cui a un certo punto Azar Nafisi dice: “Un bel romanzo è quello che riesce a mostrarci la complessità degli individui, e fa sì che tutti i personaggi abbiano una voce; è allora che un romanzo si può definire democratico – non perché sostiene la democrazia, ma per la sua stessa natura -“.

L’arte della Gioia di Goliarda Sapienza. Ne hanno tratto una miniserie televisiva che io non ho guardato, più che altro perché mi hanno detto che Modesta, la protagonista, viene dipinta come una stronza psicopatica. E io non sono d’accordo. Prima o poi mi farò un’idea mia, ma al momento prima di guardare la serie devo far passare un po’ di tempo dalla lettura del romanzo, che deve ancora sedimentare. L’idea che mi sono fatta in base al romanzo è che Goliarda Sapienza in questa sorta di autobiografia immaginaria, attraverso Modesta voglia uccidere chiunque rappresenti un ostacolo alla sua libertà. Partendo dalla famiglia patriarcale, la madre che è un modello di femminilità negativo di donna sottomessa, la suora malvagia che tra le mura del convento confina e silenzia tante giovani donne. Modesta uccide per sopravvivere, spazza via chi vuole toglierle la libertà, chi vuole toglierle la voce, chi vuole incatenarla, pregiudizi, stereotipi, barriere, in un viaggio verso la libertà, l’autodeterminazione e la scoperta di sé stessa. Un viaggio che non finisce mai, e dove mai si rifiuta di vedere i lati sgradevoli della vita perché “non conoscendoli la realtà li ingigantisce nella fantasia trasformandoli in incubi incontrollabili”. Modesta è un personaggio potente.

Mare di papaveri è il primo libro della trilogia Ibis di Amitav Gosh. Scrittore, giornalista e antropologo indiano nato a Calcutta negli anni Cinquanta, e vissuto tra India, Bangladesh, Iran, Sri Lanka e Stati Uniti. La trilogia parla della prima guerra dell’Oppio tra Cina e Impero britannico, una vicenda storica che per noi occidentali è piuttosto marginale, e di cui soprattutto abbiamo una visione eurocentrica. Qui invece viene raccontata da una prospettiva diversa, e da un coro di voci diverse che si intrecciano. Letteralmente una torre di Babele, multilinguistica e multiculturale, in cui da lettore è difficile perdersi – proprio come doveva essere al tempo, con tante lingue e dialetti diversi, e diversità culturali, che rendevano difficile comunicare e comprendersi a vicenda. Amitav Ghosh riesce a mettere al centro della narrazione tanti punti di vista diversi sulla stessa vicenda. Forse, riprendendo quello che Azar Nafisi ha detto del Grande Gatsby, che riesce a mostrarci la complessità degli individui, anche Mare di papaveri ci riesce. Possiamo definirlo un romanzo democratico?

Gli ultimi tre titoli che inserisco nella mia lista delle migliori letture del 2025 non sono memorabili ma sono state letture piacevoli. Il primo titolo è sicuramente il più leggero, un giallo con un po’ di houmor, per gli amanti di Jessica Fletcher. Il secondo piacerà a chi ama le saghe familiari – questa storia però è autoconclusiva. Il terzo invece tratta un argomento più serio, la disuguaglianza di genere, e la depressione.

The Thursday Murder Club è il primo romanzo della saga letteraria di Richard Osman. In una lussuosa casa di riposo quattro amici si dilettano a risolvere casi di omicidio irrisolti. Finché un omicidio non si verifica proprio davanti a casa loro, e possono provare a risolverlo in diretta. Molto carino davvero, ben scritto, divertente. Quindi non riesco a capire come abbiano fatto a trarne un film noioso.

La fortuna dei Kerambrun di Helene Gestern è una saga familiare ambientata in Bretagna, tra le coste sferzate dal vento di Saint-Malò e l’isola di Cezembre. Proprio là dove l’ampiezza delle maree è più notevole. Il mare si ritira tutti i giorni, scoprendo paesaggi prima inaccessibili, e ore più tardi eccolo che torna a ricoprire tutto con prepotenza. Il mare è un protagonista – mica tanto – silenzioso, una forza naturale che regola i destini di tutti. Accompagnato dal ritmo delle maree Yann cerca di dipanare un antico mistero che riguarda la sua famiglia – gli armatori Kerambrun – attraverso i diari e i documenti del bisnonno Octave. Un racconto piacevole, introspettivo e con una bella ambientazione. Ci si passa il tempo.

Kim Ji-Young nata nel 1982 parla del sessismo strutturale che si manifesta nei piccoli gesti quotidiani. La protagonista è una donna sudcoreana come tante, inascoltata, schiacciata da aspettative sociali, discriminazioni silenziose e ruoli di genere rigidamente imposti. Non importa che ci venga raccontato il disagio di una donna sud-coreana, perché la lotta contro il sessismo endemico è qualcosa che accomuna tutte le donne, in qualunque società e cultura.

Questi i titoli che più mi sono piaciuti in questo 2025. Non è stato un anno di lettura eccellente, nel senso che ho avuto più e più volte difficoltà nel prendere in mano un libro. Ci sono stati romanzi – di generi diversi – che ho approcciato dopo aver letto buone recensioni, ma che si sono rivelati uno strazio e ho abbandonato. Ecco, una cosa positiva di questo 2025 è che sono riuscita a mettere da parte quelle letture che non mi convincevano. Peccato che a un certo punto inforcare un libro sbagliato dietro l’altro mi abbia deluso così tanto da rendermi difficile aprirne uno nuovo. Nel 2026 vorrei riuscire a leggere un’alta percentuale di libri memorabili e piacevoli di cui poter parlare. Buon anno nuovo, e tanti libri a tutti!

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