Se pensate che le Biennali d’Arte siano robe serissime, tutte installazioni incomprensibili e gente che annuisce davanti a video di 40 minuti, vi capisco: lo pensavo anch’io, fino a qualche tempo fa. Poi nel 2022 ho visitato la Biennale d’Arte di Venezia e ho iniziato a ricredermi. Ho capito che l’arte contemporanea può essere anche coinvolgente, emozionante, a volte perfino divertente. E alla Biennale di Helsinki 2025 questa sensazione si è rafforzata: qui l’arte si prende sul serio, sì, ma ti viene incontro con leggerezza, ti cammina accanto tra i parchi, ti sorprende su un’isoletta in mezzo al mare e ti fa sentire parte di qualcosa di vivo.

Il tema dell’edizione è Shelter, il rifugio
Tema centrale di questa edizione – che si concluderà il 21 settembre 2025 – è la relazione tra uomo e natura. In un momento storico in cui si parla tantissimo di emergenza climatica, le curatrici Blanca de la Torre e Kati Kivinen hanno invitato gli artisti della Biennale a spostare l’attenzione dall’uomo alla vita non umana – piante, animali, minerali -, mettendone in luce il ruolo essenziale nell’ecosistema. Per capire il rapporto delicato e squilibrato tra uomo e natura, imparare ad avere una relazione più sostenibile con le forme di vita non umana, e costruire un rifugio (shelter appunto), un luogo protetto in cui la natura prosperi senza interferenze. Un tema fortemente ispirato da una delle sedi principali della Biennale – che io ho visitato per ultima – l’isola di Vallisaari. Un’isola dell’arcipelago di Helsinki, ex avamposto militare, rimasta priva di insediamenti umani per decenni, e dove la natura ha prosperato rigogliosa. Un’isola rifugio, shelter appunto.

1. Partenza dal HAM – Helsinki Art Museum
Ho iniziato il mio tour al museo HAM, una tappa perfetta per entrare nel mood della Biennale. Il museo è centralissimo e accogliente, e le opere in mostra sono un mix riuscito tra poesia, riflessione e un pizzico di stranezza (nel senso buono).
Qui gli artisti hanno esplorato il tema del legame uomo-natura, cercandolo tra le scimmie sacre della cultura indigena Maya-Kaqchikel (Edgar Calel), nelle figure mitologiche protettrici delle foreste del folklore estone (Laura Põld), nella cosmologia precoloniale della cultura Sami illustrata su una tenda di pelle di alce (Sissel M. Bergh). A un certo punto ci si imbatte nel murale di Marjecta Potrc, in cui umani, piante e animali convocano un’Assemblea per discutere i diritti della natura e la necessità di un rapporto egualitario tra esseri umani e mondo naturale. La natura non è qualcosa da dominare ma da ascoltare.
Mi è piaciuto che tutto fosse molto accessibile, anche per chi non è esperto d’arte: nessuna aria da museo “intoccabile”, ma tanta voglia di raccontare storie e di seguire quel filo che collega passato, presente e futuro.

2. Passeggiata a Esplanadi: l’arte in mezzo alla gente
Poi via, direzione Esplanadi, il parco nel cuore di Helsinki dove l’arte contemporanea si mescola ai picnic, ai turisti e ai gruppi di ragazzi con il gelato in mano. Tra un acquazzone e l’altro.
Qui l’effetto è “arte a sorpresa”: cammini tranquilla e ti trovi davanti alberghi per insetti, talismani protettivi per gli alberi, sfere di granito che sembrano cadute dal cielo e acchiappate dai rami nudi di un albero di bronzo.
A un certo punto ho pensato: questa è proprio arte felice. Niente pareti bianche, niente silenzi imbarazzanti. Solo gente che si ferma, osserva, ride, si fa selfie (me compresa, ovviamente). E funziona! Un bellissimo modo di mettere l’arte contemporanea alla portata di tutti, con installazioni in pieno centro cittadino.

3. Vallisaari: l’isola che non ti aspetti
E poi… Vallisaari. La vera chicca di questa Biennale. Un’isola verdissima a una ventina minuti di traghetto da Helsinki, piena di sentieri nella natura e vecchie fortificazioni (saari significa isola, e valli è un termine che rimanda ai bastioni). Dopo essere stata per molti anni una base militare, è stata a lungo abbandonata. L’assenza dell’uomo ha permesso alla natura di prosperare, facendo diventare quest’isola famosa per la sua biodiversità.
Qui l’arte si mimetizza con l’ambiente. Alcune opere sembrano sbucare improvvisamente dagli alberi, altre sono nascoste in ex magazzini militari. Alcune sembra che respirino. Altre sono un pugno nello stomaco (così è stata per me Pia Sirén). E un’opera adagiata sul terreno in primavera, non è detto sia ancora la stessa ad agosto, dopo essersi misurata con la pioggia, il sole e il vento.
Lungo tutto il percorso in quest’isola così ricca di vita, resterete incantati dalla bioluminescenza, sarete spesso sopraffatti dal vento, e indosserete un paio di orecchie giganti (letteralmente) per ascoltare la vitalità della terra nei panni di un pipistrello.

Piccole dritte:
- Portate scarpe comode per Vallisaari: l’isola è bellissima ma i sentieri non sono proprio da tacchi.
- Fermatevi a bere qualcosa in uno dei café dell’isola durante o dopo il giro: sono tutti carini, e certi hanno una vista che merita.
- Occhi aperti anche nei punti “vuoti”: a volte l’opera è il paesaggio, o un suono, o un’azione che succede davanti a voi senza preavviso.
- Non c’è un ticket da pagare per vedere le opere esposte a Vallisaari, dovete pagare solo il traghetto per arrivare sull’isola. L’unico biglietto a pagamento è quello per il museo HAM.
In conclusione: fatelo anche voi!
Se passate da Helsinki quest’estate, vi consiglio davvero di fare un salto alla Biennale. Non serve essere esperti, né avere una guida d’arte sotto braccio. Basta un po’ di curiosità, voglia di camminare e di lasciarsi sorprendere.
Io sono tornata a casa con gli occhi pieni di immagini, la testa leggera, e un nuovo promemoria: l’arte può essere ovunque, se sai dove guardare.