La mia prima volta a Palermo (la mia prima volta in Sicilia a dirla tutta) è stata un vortice di emozioni. Avete presente quei falsi ricordi della prima infanzia? Quegli episodi che sembrano appartenerci anche se non li abbiamo davvero vissuti, perché ci sono stati raccontati mille volte o perché abbiamo visto foto e video? Ecco, ho provato questa stessa sensazione passeggiando per Palermo, una città che mi era stata tanto raccontata e avevo tanto sognato. Palermo nella mia mente aveva già una forma ancora prima che la vedessi con i miei occhi. Quando finalmente sono atterrata a Punta Raisi e ho fatto il viaggio in taxi fino all’hotel a Foro Italico, è stato come aprire gli occhi per la prima volta: ogni rumore, odore e dettaglio è diventato parte di un’esperienza sensoriale intensa. La differenza tra l’idea che hai di un posto e la sua realtà è come una secchiata d’acqua fredda che ti sveglia improvvisamente.

Non ho una top 10 dei posti migliori da vedere a Palermo, o delle cose più buone da assaggiare. Sono stata lì pochi giorni per lavoro, e il tempo libero per visitare la città con i colleghi è stato scarso. Un’esperienza breve ma intensa. Mi è rimasto in testa l’accento del tassista, il battito dei motorini a Vucciria, il caos del mercato di Ballarò, la ciotolona di ricotta della Pasticceria Costa, i cannoli riempiti sul momento da Buatta, l’iris al forno del bar Marocco davanti alla Cattedrale, l’aperitivo da Mak Mixology la bellezza disordinata di questa città, il fascino decadente, i contrasti intensi di splendore e sporcizia, il verde e il blu. E una promessa: tornerò.












