Un giorno a Bergen – la prima tappa del nostro viaggio in Norvegia

Bergen è stata la prima tappa del nostro viaggio in Norvegia. La nostra Norvegia giorno 0. L’abbiamo scoperta dal mare, scivolando lenti sulle lingue d’acqua dei suoi fiordi una mattina presto di inizio estate. Ci ha accolti con il silenzio del porto, che si stava sciogliendo lento dall’abbraccio del sonno, e un sole caldo – e anomalo, in una città che vanta circa 240 giorni di precipitazioni l’anno. Le nostre aspettative non era alte: di più.

Sul Monte Floyen

Alle 8e30 di un lunedi mattina abbiamo trovato una Bryggen – l’antica zona commerciale – più silenziosa di quel che mi aspettassi. Il Mercato del Pesce (Fisktorget) ancora chiuso, poche persone in giro. Sembravano dormire tutti, pure i gabbiani. La facciata da cartolina di Bergen era lì, con le casette in legno colorate affacciate sulla baia di Vågen che tutti conoscono, anche chi non è mai stato a Bergen, e altre che spuntano come funghi sulle colline boscose intorno. Tutto sembrava uscire da una fiaba nordica. Io volevo spostare la cartolina e vedere cosa si nascondeva dietro.

Troll forest

Con un caffè filtro tra le mani siamo andati a piedi verso la Fløybanen, la funicolare che porta sul Monte Fløyen, in servizio dal 1918 – ma rinnovata più volte, e ora priva di barriere architettoniche. Bergen è una città di circa 300mila abitanti, ma ha l’atmosfera di un paesino in mezzo ai monti. Solo salendo sulla cima del Monte Fløyen, a 320 metri di altezza, ci siamo davvero resi conto di trovarci in una grande città. Dalle terrazze panoramiche la vista sul fiordo è stupenda, con i monti verdi che si tuffano in un placido blu. Qui si possono fare delle belle passeggiate nella troll forest, socializzare con le caprette e prendere qualche percorso escursionistico che si addentra nella foresta. Per i bambini c’è un parco attrezzato. Per chi vuole godere di un panorama bellissimo ma evitare la fatica di un percorso escursionistico, appena usciti dalla funicolare, oltre la bellissima terrazza panoramica si trovano un ristorante e un negozio di souvenir. Ah, e servizi pubblici gratuiti.

Come ci ha spiegato più tardi il tassista che ci ha scorrazzati fuori città per una breve gita, Bergen è circondata da 7 montagne, e se siete escursionisti esperti potete tentare l’impresa del Tour delle sette Montagne (7-Fjellsturen), un percorso di circa 36 km attraverso i monti intorno alla città. Lui ci ha detto che mai l’ha fatto e mai lo farebbe, troppo faticoso.

Finite le nostre passeggiate nell’aria frizzantina di montagna, prendiamo di nuovo la funicolare per tornare in centro – si potrebbe anche tornare a piedi eh – e ci rendiamo conto di aver scelto l’orario giusto per salire sulla cima del monte Fløyen. Arrivati giù troviamo una fila lunghissima di persone, mentre verso le 8e30 eravamo in pochi. Meglio andare su la mattina presto.

grazie all’imperiale in vetro della funicolare, si gode appieno del panorama

Bryggen

Nel 1350 a Bergen venne stabilito un ufficio della Lega anseatica, e di quel periodo di grande splendore la città conserva ancora i resti nel vecchio porto di Bryggen, oggi patrimonio mondiale dell’UNESCO. Infilarsi a piedi tra i vicoletti di questa antica zona commerciale camminare tra i pochi edifici di legno colorati sopravvissuti agli incendi del 1700 e successivi, e quelli ricostruiti poi, calpestare le pavimentazioni di legno scricchiolante, da’ un’idea di come doveva essere Bergen nel Medioevo, animata da marinai e mercanti.

scalette di legno stortissime a Bryggen, in un negozio che vende articoli natalizi tutto l’anno

In quei vicoli stretti oggi c’è ancora – o di nuovo – vita. Qui adesso ci sono botteghe di artigiani e studi di artisti, ma anche immancabili negozi di souvenir e una piccola caffetteria con i cinnamon roll. Mentre la maggior parte dei ristoranti si affacciano sul molo. Se posso darvi un consiglio, mollate i negozi di souvenir e fiondatevi a vedere cosa realizzano gli artigiani locali. Mentre se avete bisogno dei servizi pubblici, andate a prendere un caffè e un cinnamon roll alla caffetteria e chiedete la chiave del bagno sul retro.

Ci siamo persi e ripersi per i vicoli colorati di Bryggen, a fare foto ad ogni angolo, mangiare dolci alla cannella all’ombra di un muro storto, e visitare ogni singolo negozio di artigianato.

ci credo che prendeva spesso tutto fuoco!

Håkons Hall

Spinti dalla voglia di vibes vichinge, visitiamo Håkons Hall, all’interno della fortezza di Berghenus, di cui fa parte anche la torre di Rosenkrantz. Håkons Hall è l’edificio principale del castello medievale eretto nel 1200 durante il regno del re Håkon Håkonsson. Un salone medievale per banchetti e ricevimenti, il primo di quel genere costruito in pietra in Norvegia. Anche questo edificio è passato attraverso numerosi incendi e successive ricostruzioni, e oggi viene ancora usato per occasioni importanti.

Nello shop del museo ho trovato un bellissimo volume di abbigliamento storico del Nord Europa, tra il 1360 e il 1425 – qui mi sa che solo gli appassionati rievocatori storici del periodo possono capire la mia felicità nel fare questo tipo di acquisti -, e una lana per il nalebinding con tanto di ago e manualino di storia e tecnica di tessitura (nalebinding significa “legare ad ago”). E’ un’antica tecnica di tessitura manuale che è stata usata nei Paesi nordici fin dall’Età del Bronzo che usa un singolo ago di osso o legno. Gli archeologi hanno trovato calzini, guanti e copricapi realizzati con questa tecnica. Ho trovato questa cosa ad Hakon’s Hall forse perché proprio qui a Bryggen è stato ritrovato un indumento lavorato a maglia molto ben conservato risalente alla fine del 1400, inizio del 1500. Per provare a fare un paio di guanti aspetto che arrivi il fresco. P.S. nello shop c’era anche una tavola da gioco di Hnefatafl (Tavola del re), che però ho preso in una versione molto carina in una libreria/negozio di boardgame in centro, Outland.

Fisktorget

Prima o poi la fame chiama, e per pranzo siamo andati al Fisktorget, uno dei mercati del pesce più visitati d’Europa. La Norvegia è il principale produttore al mondo si salmone atlantico. Che è il cibo che io più associo alla Norvegia, insieme al merluzzo e alle aringhe. Lungo le coste della Norvegia si trovano centinaia di allevamenti di salmone (navigando tra i fiordi abbiamo avvistato qualcuna delle vasche galleggianti in cui i salmoni vengono trasferiti quando raggiungono una certa grandezza – la prima parte dell’allevamento inizia a terra in vasche di acqua dolce). E che fai a Bergen? Non lo assaggi un salmone?

Abbiamo preso un salmone fresco e del merluzzo nella parte del mercato all’aperto – che in inverno è chiusa (la parte interna del Fisktorget invece, con i banchi di pesce fresco e alcuni ristoranti, è sempre aperta). Ordiniamo al bancone, ci danno un numerino che corrisponde al tavolo che sarà il nostro, e quando si libera chiamano il nostro numero e ci fanno sedere. L’ordinazione ce l’hanno già, e ci portano tutto al tavolo poco dopo. Era tutto buonissimo.

Prima di lasciare il Fisktorget, per curiosità facciamo un giro tra i banchi per vedere cosa vendono, oltre al pesce fresco, e troviamo salsicce di renna, di alce, di balena (povere!), cartilagene di squalo e altre cose che lasciamo lì dove stanno.

Dopo pranzo facciamo una passeggiata digestiva sul molo, nei dintorni del mercato del pesce, perdendoci tra le viuzze alla ricerca di casette di legno colorate da ammirare, belle vetrine, ma soprattutto cinnamon roll e altri dolci.

Fantoft Stavkirke

Dulcis in fundo, non ci siamo potuti far mancare una gita fuori porta alla Stavkirke di Fantoft. Una bellissima chiesa del 1150 tutta in legno, nascosta nel bosco di Fantoft. Oggi sono sopravvissuti pochi di questi edifici religiosi, comuni nell’Europa del Nord nel Medioevo, agli albori della cristianizzazione di questa regione. E la stavkirke di Fantoft è un’araba fenice risorta dalle proprie ceneri. Nell’estate del 1992 la chiesa è stata distrutta da un incendio, poi ricostruita nel 1997. Ha un fascino incredibile tutta in legno, con quel colore nero e quelle magnifiche teste di drago stilizzate all’esterno, che sembrano voler tenere lontani gli spiriti malvagi.

Si può visitare l’interno nei mesi caldi, con un piccolo biglietto d’ingresso. Il resto dell’anno è chiusa ma si può ammirare da fuori, passeggiando nel bosco. Ci si può arrivare con un bus dalla stazione di Bergen. Noi l’abbiamo raggiunta con un taxi che ci ha portati all’ingresso della passeggiata nel bosco, e ci ha aspettati per riportarci a Bergen.

Siamo riusciti a beccare un tassista appassionato di Italia, che ci ha raccontato della sua esperienza indimenticabile di guida a Napoli – se sei riuscito a guidare lì puoi guidare ovunque – e della sua città fredda e piovosa tutto l’anno – ma non quel giorno. L’abbiamo aiutato a esercitarsi con l’italiano, e in cambio ci ha insegnato che in norvegese “bel cane” si dice fiin hund, così che potessimo dirlo a chi portava a passeggio gli amici pelosi per le strade della città. Ora starete pensando che uno potrebbe imparare frasi più utili in una lingua straniera, e forse avete ragione.

Questa è stata la nostra giornata a Bergen. E non è stato male iniziare il nostro viaggio in Norvegia proprio dalla città che chiamano la Porta dei Fiordi. Questo viaggio è iniziato nella mia testa molto prima di partire e di mettere effettivamente piede in Norvegia. Avevo aspettative alte, che non sono state disattese. Come dopo ogni viaggio, sono tornata a casa con più domande che risposte. Ma è stata una bellissima prima volta a Bergen, in una giornata tra l’altro insolitamente calda e soleggiata – quante probabilità c’erano? – e con incontri simpatici.

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