
Sfogliando le foto che ho scattato al Moma di New York e in altri musei e gallerie d’arte che ho visitato più o meno di recente, mi sono resa conto che mi piace fare people watching. Mi piace osservare gli altri visitatori che interagiscono con le opere che anche io sto guardando, e con lo spazio intorno (parlando in particolare del Moma poi, è un capolavoro architettonico di cui ho apprezzato ogni angolo).
Mi chiedo cosa gli passi per la testa. Se pensano quello che penso io. Se non pensano niente perché sono in contemplazione. O perché si stanno addormentando con gli occhi aperti. Cerco di captare l’espressione sul viso quando si voltano, per capire se quello che abbiamo entrambi davanti ci ha smosso le stesse emozioni. Certe opere o installazioni a volte mi danno un pugno sullo stomaco e mi fanno quasi sentire l’odore di sangue (penso al Padiglione Danimarca della Biennale d’Arte 2022 di Venezia), in altre ci vorrei finire dentro e galleggiare. C’è chi legge un libro, chi scorre lo schermo dello smartphone, chi disegna seduto sul pavimento. Siamo tutti lì per ammirare l”arte ma, inconsapevolmente o no, anche noi visitatori facciamo parte dello spettacolo.











