
Sono arrivata a NYC un giovedì dopo le 21 e l’ho vista la prima volta con le luci della notte. E fin dal primo momento che ci ho messo piede ho avuto l’impressione di essere finita dentro un film. Fin da quella corsa in treno da Jamaica a Penn Station, con il controllore (credo – dieci secondi prima mi ha chiesto i biglietti) che annunciava ai microfoni “Ladies and gentlemen, welcome aboard this train!” con un’intonazione manco stesse introducendo il Saturday Night Live, e io ho pensato “ma siamo su un vecchio treno o a uno spettacolo di Broadway?”. Che poi otto ore prima ho preso un taxi in UK per andare da Gatwick all’aeroporto di Heathrow, ma a NYC ho preso il treno per andare da JFK a Manhattan: la coerenza, questa sconosciuta.

Faccio Check-in in hotel a Manhattan, butto le valigie nella mia stanza al sedicesimo piano sul retro, tiro le tende per sbirciare dalla finestra e vedo l’insegna rossa del New Yorker, l’hotel all’altro angolo di strada. Faccio una doccia e vado a letto. Sveglia presto e primissima colazione in hotel. La colazione salata non mi dispiace, anche se non è mia abitudine farla così. Con orrore del mio fidanzato, alle sette del mattino mangiavo tranquillamente uova strapazzate con formaggio fuso e burrito messicani piccanti insieme a due litri di caffè, mentre lui cercava in sala colazione qualsiasi cosa fosse minimamente dolce. Per sua fortuna c’erano anche bagel ai frutti di bosco, pancake, muffin e piccole girelle alla cannella. Poi a pancia piena e caffeinizzati come si deve è iniziata la nostra prima vera giornata a NYC.

E lo posso dire che quella prima mattina lì, NYC non mi stava piacendo per niente? Era presto e abbiamo deciso di fare una passeggiata dal nostro hotel – a due minuti a piedi da Penn Station – fino a Central Park lungo l’ottava. Ma l’ottava alle otto del mattino è sporca, con sacchi di immondizia accumulati ovunque sui bordi dai marciapiedi, e puzza. Il cielo era grigio. Pioveva. Mi guardavo intorno e non riuscivo a trovare nulla che mi piacesse. Ho pensato “ho fatto una cazzata, questo posto non fa per me”. Poi sono arrivata a Central Park, ho visto uno scoiattolo che correva su e giù sul tronco di un albero, il cielo si è aperto un poco e da lì in poi chissà come è cambiato tutto. Ma ora non è che voglio fare la cronistoria di questo viaggio. Era giusto per introdurre.

Gli amici con cui sono andata in Giappone mi hanno chiesto se mi fosse piaciuta più Tokyo o NYC. E’ stato difficilissimo rispondere perché sono due mondi diversi. A Tokyo – e in Giappone più in generale – è tutto pazzesco, incredibile, ed è tutto assolutamente giapponese. New York invece da’ realmente l’impressione di essere – come spesso si sente dire – il centro del mondo. A Tokyo c’è il Giappone, la cultura giapponese, il cibo giapponese. A NYC c’è tutto il mondo, un mix di gente, culture, cibi, tradizioni di tutto il mondo. A Tokyo sembra di stare in un anime, a NYC sembra di stare dentro un film. Non so se e quanto New York sia consapevole di essere un’eccezione. E’ un mondo speciale, è tanti mondi, tante anime.

New York poi ha un’energia particolare. E’ elettrica, frizzante, stimolante. Ti sorprende a ogni angolo di strada, quando cambia improvvisamente passando da un district all’altro. Cambiano le strade, cambia l’architettura, l’anima è diversa. Ma è sempre New York. La gente indossa quello che gli pare. Sembra stupido da scrivere e dire a voce alta, ma quando sei lì e ti fai una passeggiata ti rendi conto di quanto giudizio ci sia in Italia – e quanto il nostro modo di vestire sia influenzato da questo giudizio – e quanto invece a New York non freghi niente a nessuno di come ci si veste. Non è che non notino cosa gli altri si mettano addosso, anzi ti fanno pure i complimenti per strada per il tuo outfit, se gli piace. Ma si percepisce che non si sentono giudicati per il modo di vestire (non parlo di un ambito lavorativo ovviamente). La maggior parte esce in sneakers, crocs o ciabatte generiche pure il sabato sera. E vorrei che qualcuno mi spiegasse perché sono in fissa con il mettere le ciabatte ai cani. Ciabatte stile di vita.
Un breve odi et amo
Amo che ci siano tavolini e sedie liberi ovunque, che la gente si vesta come vuole, che ci siano bellissimi parchi aperti al pubblico ma gestiti dai grattacieli intorno, che si possa entare alla Bank of America per sedersi e prendere il fresco, che siano geni del marketing e riescano a brandizzare ogni cosa, persino il Lobster Place del chelsea Market vende le magliette brandizzate. Non mi piace l’aria condizionata sparata a bomba quasi in ogni negozio o ristorante. I furgoncini dei gelati mettono su una musichetta inquietante da film horror.

Non so quanto senso abbia scrivere qui il mio itinerario di viaggio. Da una parte è stato stravolto ogni giorno causa pioggia. Da un altro lato è facilissimo reperire online informazioni su NYC e crearsi un itinerario su misura. Forse potrebbe servire giusto per capire quante cose si posso vedere e fare a NYC in sette giorni. Perché un’altra domanda che gli amici mi hanno fatto è “ma sette giorni bastano per vedere NYC?”. Ma che domanda è? E venti giorni ti bastano? Tre mesi, un anno, una vita ti basta? Io dico che un giorno a New York è meglio di nessun giorno a New York. Quindi qualunque sia il tuo tempo a disposizione, parti.

Il mio itinerario in pillole
Come accennato più su, ho dovuto modificare diverse volte l’itinerario previsto causa pioggia. Ma a NYC ci sono così tante cose da fare che non è stato un problema riorganizzarsi giorno per giorno. Quindi cosa ho fatto/visto in sette giorni? Innanzitutto ho acquistato il pass da “prima volta”: il City Pass, che comprendeva l’ingresso a 5 attrazioni: l’Empire State Building e l’American Museum of Natural History, e poi altre tre a scelta tra il Top of The Rock, il Guggenheim, l’Intrepid Sea Air&Space Museum, la Statua della Libertà ed Ellis Island, il Memoriale dell’11 settembre, una crociera Circle Line (spoiler: ho scelto i primi tre).

- Giorno 1: passeggiata per Midtown fino a Central Park, col naso all’insù per ammirare i grattacieli, giretto al Rockfeller Center, a Bryant Park e in qualche negozio in zona (Kinokuniya, Midtown Comics), e pomeriggio al Moma. Sull’Empire State Building non sono potuta salire la prima sera come da programma causa scarsa visibilità. Avevo già prenotato con il City Pass: ho scritto una mail al servizio clienti, mi è arrivato un messaggio automatico che diceva mi avrebbero risposto entro 48 ore, e il giorno dopo mi hanno cancellato la prenotazione così ho potuto fissare di nuovo per una serata migliore. Se invece avete acquistato il biglietto sul posto, all’interno ci sono delle macchinette su cui inserire il vostro codice di prenotazione, cancellare e riprogrammare.



- Giorno 2: In metro sino ad Harlem, breve giretto lì e subito Central Park a piedi, sino al Guggenheim, con una sosta alla libreria anglo francese Albertine, che merita una visita anche solo per ammirare il soffitto di stelle. Pomeriggio di shopping a Midtown e finalmente salita sull’Empire State Building nel tardo pomeriggio. Aperitivo sul rooftop del nostro hotel, vista grattacieli. Metro fino a Dumbo per cenare al Time Out Market, vista Brooklyn Bridge e Manhattan Bridge.


- Giorno 3: mattina e primo pomeriggio al Museo di Storia Naturale (meraviglioso!). Pomeriggio in zona Stonewall Inn per vedere un pezzetto della marcia del Pride. Poi World Trade Center. Passeggiata al City Hall Park di Lower Manhattan dove c’era (e ci sarà fino al 26 novembre) l’esposizione PRANK della scultrice britannica Phyllida Barlow. In metro fino alla zona di Hudson Yards, cena al Mercado Little Spain e passeggiata notturna sulla High Line con vista dell’Edge, lo Shed e il The Vessel.




- Giorno 4: Intrepid Sea Air&Space Museum una mattina in cui ha piovuto tantissimo e abbiamo dovuto rallentare un po’ per ripararci dalla pioggia. Giretto a Hell’s Kitchen, poi passeggiata sulla High Line (eletta passeggiata preferita) fino al Chelsea Market. Giretto a Chelsea. Poi a Bryant Park per la serata di cinema all’aperto.






- Giorno 5: Little Island e una inaspettata vita artistica sotterranea a NYC, dove alla 14th street/8th Ave c’è l’installazione artistica Life Underground di Tom Otterness. Poi alla David Zwirner Gallery per vedere l’esposizione di Yayoi Kusama. Poi breve giretto di shopping a Midtown con tappa da Mood Fabrics per trovare un regalino per la mia amica fan di Project Runway. Un pranzo che ormai era quasi una merenda a Soho da Ruby’s Cafè (tutti questi spostamenti li abbiamo potuti fare solo grazie alla metro), e passeggiatina a Soho con shopping annesso da Glossier. Poi a Noho e poi su a Grand Central Terminal e Times Square. E siccome non eravamo stanchi abbiamo ripreso la metro per andare a cena a Dumbo, al Time out Market, e vedere le luci notturne di Manhattan da lì.






- Giorno 6: non siamo potuti andare al MET perché non avevamo prenotato in anticipo e non c’erano più posti, né per quel giorno né per il giorno dopo. Pazienza, ci rifaremo. Ne abbiamo approfittato per passeggiare tantissimo e fare su e giù con la metro tra Manhattan e Brooklyn. Ovviamente avevamo l’abbonamento settimanale ai mezzi, e con circa 33 dollari, tasse comprese, potevamo prendere la metro quante volte volevamo. Quindi Ghostbuster Headquarter e giro in zona. Poi giretto a Brooklyn con tappa all’Industry City per merenda con caffè, banana bread e cookies giganti con gocce di cioccolato. Ritorniamo su verso Dumbo ma il Transit Museum era chiuso temporaneamente – e la cosa non era segnalata sul sito. Torniamo a Manhattan: Battery Park con Castle Clinton e vista della Statua della Libertà, Wall Street, poi di nuovo a Soho che ci è piaciuto molto, con tappa da Strand Bookstore. E infine di nuovo al Chelsea Market a provare il lobster roll del Lobster Place (non me l’aspettavo così piccolo) e uno dei tantissimi sidri che vendono al Saxelby Cheesemongers. Altro giretto per Chelsea, visita alla Jordan Schnitzer Gallery e a qualche galleria d’arte a caso. Poi in zona Rockfeller Center perché avevamo prenotato la salita al Top of The Rock.



- Giorno 7: visita alla NYC Public Library e ultimo giro di shopping a Midtown e dintorni, regalini per gli amici, ultimissimo pranzo e gelato a NYC (da Ben&Jerry’s). E infine rientro in Italia.
Lov u NYC!