
Questa è la storia di quella volta che sono andata a visitare il Castello di Himeji, e mi sono ritrovata in mezzo a un allenamento di kendo che nemmeno al liceo Furinkan di Ranma 1/2. E lì, imponente alle spalle di tutti quegli Aristocrat Kuno in erba, si stagliava il Castello dell’Airone bianco.
Ma questa è anche la storia di quando ho scoperto l’incredibile passione dei giapponesi per le mascotte (yuru kyara: personaggi che rappresentano una città, una regione, un museo etc.), perché dal momento in cui siamo usciti dalla stazione dei treni fino a che siamo arrivati sotto al castello, è stato tutto un susseguirsi di Shiromaruhime – il nome della mascotte del castello di Himeji – ovunque: peluche e tazze da té nelle vetrine dei negozi, tappetini all’ingresso dei ristoranti, persino le transenne per delimitare i lavori stradali. Roba che alla centesima foto di un oggetto con su l’immagine di Shiromaruhime, mi ero dimenticata che a Himeji ci ero andata per vedere il castello!


E non ho nulla da ridire sulle mascotte, anzi trovo che siano carine e simpatiche. Semplicemente però non ho ancora capito cosa sia Shiromaruhime, se un onigiri, un mochi, una palla o una cipolla col castello e i fiori di ciliegio in testa. Di sicuro non è un airone bianco. Illuminatemi!

Comunque, superate le mascotte kawaii, e superati gli atleti di kendo senza beccarci una spada di legno in testa (e senza incontrare cosplay di Ranma 1/2, purtroppo), siamo giunti al Castello di Himeji, che tolte le distrazioni varie era la vera meta della nostra gita. Quello di Himeji è anche detto castello dell’airone bianco per il suo colore bianco brillante. Will Ferguson nel libro Autostop con Buddha (se non l’avete letto, ve lo consiglio, ne ho parlato qui) lo paragona a un wedding cake topper, e in effetti ci sta!


Su instagram ho letto di qualcuno che non ne consigliava la visita perché “dentro non c’è niente”. Non so cosa ci volessero trovare – le aspettative sono importanti -, ma la bellezza di questo castello è il castello in sé: la struttura difensiva con i bastioni e le mura, il dedalo di stradine serpeggianti che conduce all’edificio centrale, in un percorso a spirale con vicoli ciechi che dovevano disorientare i nemici invasori, e i gli ambienti interni dove un tempo camminavano le guardie del palazzo e il loro lord.
E’ uno dei più antichi castelli del Giappone che sono giunti sino a noi, considerando quelli che sono stati distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, e quelli che sono stati rasi al suolo dai giapponesi stessi volontariamente, in parte durante le guerre feudali e l’unificazione (gli shogun Tokugawa demolirono centinaia di castelli per destabilizzare il potere degli altri clan e rafforzare il proprio), e in parte durante l’era Meiji in un tentativo forzato di modernizzazione del Paese.

Considerando tutto ciò, oggi delle centinaia di castelli giapponesi che c’erano un tempo ne rimangono solo 12 in piedi*. Tra cui quello di Himeji, sopravvissuto anche ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. E quanto può essere figo posare i piedi proprio laddove li posarono i samurai centinaia di anni fa?
*contando solo quelli che presentano ancora parti originali, o che in parte sono stati ristrutturati con materiali dell’epoca in cui sono stati costruiti, e lasciando invece da parte i castelli totalmente ricostruiti in cemento come quello di Osaka.







Come arrivare a Himeji?
In shinkansen da Kyoto o da Osaka, che sono le città più vicine dove si può alloggiare. Il castello si trova a circa 15 minuti di passeggiata dalla stazione di Himeji, ed è impossibile perdersi perché la strada è tutta dritta e il castello si vede in lontananza.
P.S. se programmate una visita a Himeji (quando sarà possibile tornare a organizzare viaggi), nella stessa giornata vi consiglio di fare una gita sul Monte Shosha per visitare il Tempio Engyo-ji (quello dove hanno girato alcune scene del film L’ultimo samurai): ne ho parlato qui.