
Il lockdown ha cambiato così tanto la nostra vita che in questo momento fare un aggiornamento del mio No Buy Year mi sembra troppo strano. Perché è ovvio che a marzo non ho cenato fuori, non ho preso alcun cappuccino al bar, non ho fatto un giro in centro con “rischio” di shopping inutile. Però è anche vero che ho dovuto controllare l’impulso di acquistare online due milioni di cose bellissime viste girovagando su google ma che non mi servono.
Se provo a ricordare l’ultima volta che sono uscita prima che tutto ciò travolgesse le nostre vite, credo di aver provato un nuovo ramen in centro, appena aperto da una coppia giapponese, e di essere andata in biblioteca a prendere alcuni libri in prestito. Ho rispolverato la mia tessera della MEM (la Mediateca del Mediterraneo) dopo una vita, ho fatto un giro tra gli scaffali e ho preso un libro. Libro che ho finito ma ovviamente non ho potuto restituire, e che starà ancora con me fino a data da destinarsi.
Nel precedente update ho parlato soprattutto di pianificazione e closet shopping, e confermo quanto sia utile fare liste e seguirle, per non trovarsi poi a cedere all’istinto. Oggi invece vorrei concentrarmi sulle letture e l’auto-produzione.
Iniziamo dalle letture. Sul servizio biblioteca, che ho citato prima, avrei qualcosa da dire (per esempio che nonostante la scelta sembri vasta, della lunga lista di titoli che ho cercato a metà febbraio ne ho trovato solo uno), ma la mia esperienza ha avuto vita così breve, limitata per di più a una sola biblioteca, che vorrei rimandare il giudizio a tempi migliori, quando – si spera presto – torneremo a vivere una vita normale e potrò prendere libri in prestito per un tempo più lungo. Al momento ho letto quell’unico titolo che ho trovato, ho aggredito la mia TBR list con successo (giusto un libro mi sta dando filo da torcere e ho preferito metterlo da parte per ora), e ho comprato solo un nuovo ebook, un saggio scientifico che sto leggendo in questo momento (Spillover, di David Quammen). Spesa libresca di marzo: 6,99 euro.
Parlando invece di cibo, a gennaio abbiamo iniziato a piccoli passi con l’auto-produzione – cosa che adesso il 90% degli italiani si è ritrovata a fare per forza di cose. Pizza fatta in casa, yogurt fatto in casa (non lo facevo da anni!), pancakes, waffles, biscotti, pane, hummus di ceci etc., e in estate faremo il kefir d’acqua alla frutta (già provato la scorsa estate e promosso). Dobbiamo provare a fare lo yogurt senza partire da un vasetto già pronto. E dobbiamo capire come fare il lievito in casa a partire da yogurt e bicarbonato. Ci manca giusto la pasta fresca (non ho la macchinetta per stendere la pasta) e poi possiamo partecipare a Masterchef! Tralatro l’auto-produzione si sta rivelando utile anche sul lato beauty, visto che ho imparato a preparare uno scrub per labbra e viso a partire da olio d’oliva e zucchero! E voi mi direte: non sapevi di poterlo fare? Sì, in teoria lo sapevo, ma in pratica sono sempre andata in profumeria a comprarne uno pronto.
Scherzi a parte, questa sfida che è iniziata per risparmiare, si sta rivelando utile anche sul piano della consapevolezza di quanto consumo e quanto spreco, sulla riduzione dei rifiuti, e sull’impatto ambientale. Aspetto che sto approfondendo con documentari e letture a tema.
Inoltre prima di iniziare, credevo di non avere tempo per autoprodurre, e di non esserne capace. Poi invece mi sono resa conto che sì, richiede del tempo, ma non così tanto come pensavo. Ho iniziato dalla pizza e dalle merende (biscotti, pancakes, torte etc.), ho proseguito con yogurt e pane, e via via che imparavo a preparare una di queste cose mi veniva voglia di affrontare nuove sfide. Porsi l’obiettivo di andare da 0 a 100 tutto in una volta secondo me è irrealistico. Fare un passo alla volta invece, raggiungere un obiettivo alla volta, aiuta ad abituarsi alle nuove abitudini, a trovare le nuove scelte naturali e prive di fatica. E un passo dopo l’altro ci si rende conto di aver percorso grandi distanze.
Di come sto controllando (o almeno cercando di controllare) l’impulso di fare acquisti online invece ne parlerò un’altra volta.