Parigi. Nell’immaginario collettivo credo sia la meta romantica per eccellenza. Forse è anche la più scontata per una fuga d’amore. Ma è irresistibile. E come il canto seducente di una sirena, prima o poi ti attira a sé.

Così abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno a Parigi. Volevamo vedere qualche meta classica ma anche vagare, allontanarci dalle strade conosciute e perderci per un po’. Abbiamo lasciato a casa la Reflex, troppo ingombrante, e abbiamo scattato foto solo con lo smartphone 🙂
Day 1: Notre Dame, Shakespeare&Company e il Marais
Siamo arrivati un lunedì pomeriggio di sole – sfortunatamente l’unico giorno di sole durante la nostra permanenza – e lasciate le valigie in Rue Tiquetonne (hotel da dimenticare ma in una via molto carina, con una splendida boutique di sake e un tea shop invitante) ci siamo subito catapultati nelle strade parigine. A piedi fino a Notre Dame, per ammirare le sue magnifiche vetrate, poi una visita irrinunciabile alla Shakespeare and Company sulla Rive Gauche, dove sembra quasi di venire catapultati indietro nel tempo. Scaffali di legno, libri che hanno visto cambiare la storia, divani su cui si sono seduti Scott Fitzgerald, Ezra Pound, James Joyce, e un silenzio che invita a sedersi sotto una finestra e leggere (ma, mi raccomando, non disturbate il gatto!). E poi di nuovo sulla Rive Droite per perderci nel Marais, probabilmente il nostro quartiere preferito di Parigi, scoprire giardini nascosti e immersi nel silenzio, spuntare per caso in Place des Vosges, e continuare a vagare fermandoci a mangiare qualcosa nella bellissima Rue des Rosiers e mettendo il naso in negozi bellissimi.

Day 2: Louvre, IMA e alla Tour Eiffel con la metro 6
La seconda giornata – piovigginava – l’abbiamo dedicata quasi interamente alla visita del Louvre. Meraviglioso. Ci siamo messi in fila presto, mezzora prima dell’orario di apertura, e abbiamo fatto bene perché siamo entrati in brevissimo tempo, e una volta dentro abbiamo potuto fare una buona parte della visita con poca gente intorno. La mia zona preferita – e quella in cui sono andata appena entrata per visitarla con calma – è la zona egizia. Non riesco a spiegare il mio amore per la collezione egizia del Louvre. Le prime 3 ore della mia visita le ho passate lì!
Lasciato il Louvre, siamo andati sulla Rive Gauche e abbiamo fatto una passeggiata in lungo e in largo nel Quartiere Latino, fino all’Institut Du Monde Arab, che ha una facciata stupenda, con diaframmi che si aprono e si chiudono a seconda della luce che ci arriva sopra, regolandone la quantità che entra nell’edificio. Poi abbiamo preso la metro 6, che fa un percorso in parte sopraelevato e offre delle belle viste su Parigi, permettendo di ammirare la Tour Eiffel da molto vicino, intorno alla stazione di Bir-Hakeim. E c’è poco da fare: puoi essere stato a Parigi quante volte vuoi, ma la Tour Eiffel sarà sempre un gran spettacolo e una meta irrinunciabile.


Day 3: Les Invalides, Musée D’Orsay e Passages Couvertes
E poi si è messo a piovere. In molti dicono che Parigi sotto la pioggia sia bellissima. Ed è vero, se hai un bell’ombrello e sai dove rifugiarti. I musei parigini sono un ottimo rifugio, e sono così tanti che è difficile scegliere. Noi la mattina abbiamo fatto una visita al Musée de l’Armée, annesso a Les Invalides. E’ un museo ricchissimo di reperti, armi e armature europee antiche, ma anche asiatiche (giapponesi, cinesi etc). Un dipartimento è dedicato al periodo che va da Luigi XIV a Napoleone III. Un altro è dedicato alle due guerre Mondiali. Ci vogliono ore per visitarlo tutto, è immenso. Chi ama la storia militare non si annoia di certo qui dentro. Ci è piaciuto molto anche il bookshop del Museo (quello del piano terra, più grande) dove abbiamo trovato moltissimi testi di storia militare, e tanti fumetti tematici in francese. Una cosa che adoro dei francesi è il loro amore per il fumetto, la bande dessinée.

Abbiamo voluto esagerare e lo stesso giorno, subito dopo un pranzo veloce alla caffetteria di Les Invalides, abbiamo fatto una visita anche al Musée D’Orsay. Che meraviglia! Non sapevo se guardare le opere esposte o l’architettura superba di questa ex stazione ferroviaria a pochi passi dal lungosenna.

Lasciato il Musée D’Orsay, siamo andati a cercare i Passages Couvertes, le gallerie coperte di Parigi. Un tesoro ottocentesco di legno e vetro, mosaici sui pavimenti, boutique insolite con libri e cartoline antiche, ristoranti elegantissimi e un’atmosfera d’altri tempi. Sono un altro dei nostri luoghi preferiti di Parigi, quasi fuori dal tempo. E sono anche un ottimo posto in cui rifugiarsi se piove!


Passeggiando tra una galleria coperta e l’altra, a un certo punto ci si ritrova intorno a Rue Sainte-Anne, la zona asiatica di Parigi. Qui ci sono librerie, negozi, ristoranti thailandesi, vietnamiti, giapponesi. Una Little Tokyo. Bisogna fare attenzione ai locali “giapponesi” gestiti da cinesi, come ci sono da noi. Ma qui abbiamo trovato un locale di ramen, gestito da giapponesi: il Dosanko Larmen. E ci siamo fermati per cena. Quando siamo entrati in questo locale minuscolo abbiamo avuto la sensazione di essere stati catapultati in Giappone. C’erano moltissimi clienti giapponesi, e camerieri e clienti parlavano giapponese tra loro. Ci siamo seduti sul bancone, abbiamo ordinato il nostro ramen e abbiamo osservato lo staff in cucina. Bellissimo. Fuori una fila che si allungava sempre di più (e le lunghe file per entrare in un locale dove si mangia bene mi ricordano tanto il Giappone). Un assaggio del Sol Levante che amo tanto, in una delle città più romantiche d’Europa. Au revoir, Paris!
